La differenza tra Cina e occidente finalmente spiegata in una tv italiana (VIDEO)

La differenza tra Cina e occidente finalmente spiegata in una tv italiana (VIDEO):

In un confronto televisivo sulla rivalità tra Cina e Stati Uniti, il professor Fabio Massimo Parenti prova a fare una cosa sempre più rara nel dibattito pubblico italiano: partire dai dati di fatto. E lo fa mettendo a confronto due modelli profondamente diversi, dalla struttura economica alla tecnologia, fino alla concezione della cooperazione internazionale.

«Partiamo dai dati di fatto», esordisce Parenti, prima di entrare nel merito della capacità cinese di sviluppare il suo modello «socialista di mercato» e di trasformare investimenti, formazione e tecnologia in strumenti di sviluppo.

E ancora, parlando del rapporto tra Cina e resto del mondo, il professore richiama il tema della «cooperazione internazionale», contrapponendolo alla logica di subordinazione che, come evidenzia, caratterizza sempre più il campo occidentale. Il ragionamento arriva poi a toccare anche l'intelligenza artificiale, la questione palestinese e il ruolo della Cina come laboratorio di un modello alternativo.

Un intervento di pochi minuti, ma decisamente fuori dal coro del consueto racconto sulla Cina. Vale la pena ascoltarlo.

Gli USA stanno sfrattando Netanyahu?

Gli USA stanno sfrattando Netanyahu?:


di Domenico Moro


È arrivata l'ennesima rivelazione, questa volta da parte dell’intelligence egiziana, del fatto che Netanyahu sapeva in anticipo dell'attacco di Hamas il 7 ottobre 2023. L'obiettivo è molto chiaro: a meno di un mese dalle elezioni israeliane, liberarsi di Netanyahu, divenuto ormai impresentabile. Il mandante dell’operazione è piuttosto chiaro: il governo degli Usa. La soffiata dell'intelligence dell'Egitto, paese controllato e finanziato dagli Usa, è passata attraverso il Wall Street Journal, che è di proprietà del miliardario Rupert Murdoch, sostenitore della grande finanza Usa e ultra-repubblicano.

Evidentemente, il mastino israeliano alla fine è risultato poco controllabile per il padrone Usa in diversi contesti occasioni (compresi quelli dell'Iran e del Libano). Urge un cambio di premier. Comunque, questo è anche una risposta a chi diceva che un egemone dell'imperialismo occidentale come gli Usa potesse essere controllato da un paese come Israele, che ne è la centesima parte e che senza aiuti americani collasserebbe in poco tempo. Anche gli imperialisti europei, soprattutto Francia e Regno Unito, hanno preso le distanze da Netanyahu negli ultimi mesi, a differenza del governo Meloni.

Inoltre, la comunità ebraica Usa sul genocidio palestinese sembrerebbe spaccata (il 61% ritiene che Israele abbia commesso crimini di guerra), e il 68% esprime una valutazione negativa sull'operato di Netanyahu. Ad ogni modo, è veramente insopportabile che queste rivelazioni vengano fuori adesso dopo tre anni di genocidio palestinese. Se fossero venute fuori prima, avrebbero potuto cambiare la situazione? Forse. In ogni caso, le responsabilità, non solo degli Usa ma anche di governi arabi come quelli di Emirati Arabi Uniti (il primo ad avvertire Netanyahu dell’attacco) ed Egitto, sono, come spesso accade per quanto riguarda i palestinesi, notevoli.

Infine, la caduta eventuale di Netanyahu non garantisce niente ai palestinesi, visto che sono il ruolo coloniale di Israele e gli interessi imperialistici Usa ad essere il problema, non il singolo premier, per quanto criminale possa essere. La questione che sarebbe da affrontare è l'assetto generale del Medio-Oriente, con governi arabi subalterni se non complici dell'imperialismo occidentale. Ad ogni modo, le cause antiche e recenti di questo contesto sono riconducibili soprattutto a Francia e Regno Unito, ma anche a Italia e Germania, tutte nazioni di cui il colonialismo sionista israeliano è storicamente un derivato. Ciò significa che siamo soprattutto noi europei che dobbiamo muoverci, soprattutto per fare pressione sui nostri governi, per ottenere almeno sanzioni dure non solo contro i coloni ma anche contro Israele, di cui la Ue è il maggiore partner commerciale.

La Polonia scivola verso la guerra: procedure semplificate per colpire i droni russi

La Polonia scivola verso la guerra: procedure semplificate per colpire i droni russi:

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«La Polonia sta modificando le procedure per l’impiego di armamenti da parte dell’aviazione nei casi di contrasto ad aeromobili stranieri». Così il viceministro della Difesa polacco, Cezary Tomczyk, ha annunciato un cambio nel processo di identificazione e ingaggio dei velivoli e degli oggetti che entrano nello spazio aereo polacco. Di preciso, Varsavia «supererà» l’obbligo di aprire il fuoco solo dopo una Identificazione Visiva (VID) del bersaglio, rendendo sufficiente la cosiddetta Identificazione Positiva (PID). La PID ruota attorno alla rilevazione radar dell’oggetto, incrociando diversi dati, tra cui quelli relativi alla sua provenienza e alla traiettoria. Si tratta, spiega Tomczyk, «di una risposta alla crescente minaccia rappresentata dalla Russia, alle lezioni apprese dalla guerra in Ucraina e alla comparsa di nuovi mezzi di attacco aereo, in particolare droni a reazione ad alta velocità e missili da crociera».

L’implementazione della PID, si legge nel post pubblicato dal viceministro sui social, «deve basarsi su una serie di elementi informativi che, nel loro insieme, garantiscano un grado di certezza sufficientemente elevato nel determinare la natura del bersaglio». Tra di essi, Tomczyk ha elencato la direzione da cui proviene l’oggetto una volta violato lo spazio aereo, la sua traiettoria, la sua velocità, la sua altitudine, l’analisi dei parametri di volo per inquadrarne la tipologia, la rilevazione del bersaglio da più radar e la risposta alle richieste di identificazione. Tomczyk ha definito i vincoli per l’identificazione «complessi», perché «siamo in tempo di pace», ma al tempo stesso più snelli ed efficienti nel caso in cui si rivelasse necessario aprire il fuoco: «L’Esercito polacco mantiene il dito sul polso della situazione e sul grilletto», ha dichiarato.

Restano ancora da chiarire il modo con cui tali modifiche verranno tradotte in criteri e regole operativi. Non è inoltre chiaro quando le nuove regole di ingaggio degli aerei polacchi entreranno in vigore. Nel suo annuncio, Tomczyk si è limitato a dichiarare che la Polonia sta modificando le procedure e che la scelta di implementare la PID è arrivata dopo consultazioni con il Comandante operativo delle Forze armate polacche, il generale Ireneusz Nowak. Nei casi di invasione da parte di droni, «i tempi di reazione sono estremamente ridotti», ha affermato Tomczyk. L’esigenza di modificare le procedure di identificazione e ingaggio sarebbe dunque emersa per semplificare e velocizzare i tempi di reazione, considerando in primo luogo la presunta minaccia rappresentata dalla Russia.

Negli ultimi anni sono stati tanti i casi di rilevazioni di presunti missili, droni o aerei russi che avrebbero violato lo spazio aereo degli Stati europei. Alcuni di essi hanno coinvolto proprio la Polonia. Uno degli ultimi casi risale al luglio di quest’anno, quando un missile si è schiantato nell’area di Tarnawa-Kolonia, nella regione di Lublino. Le autorità polacche ed europee hanno sin da subito dichiarato che si trattava di un armamento russo e le indagini hanno poi confermato che il relitto apparteneva a un Kh-101 prodotto in Russia nel secondo trimestre del 2026; la Russia non si è espressa sulla vicenda. Nel settembre del 2025, invece, un armamento è esploso nell’area di Wyryki-Wola, sempre a Lublino; l’ordigno era stato originariamente identificato come un drone russo, ma le indagini hanno successivamente attestato che si trattava di un missile polacco difettoso.

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