Dalle radici nazi-rock alla tolleranza delle istituzioni: anatomia della più longeva formazione estremista d'Italia
Articolo di Saverio Ferrari su Il Manifesto del 04/09/2026
Il Veneto Fronte Skinheads viene da lontano, da quando si costituì nel vicentino a metà degli anni Ottanta il primo embrione attorno ad alcune bande di nazi-rock. Il salto successivo verso un'organizzazione strutturata, non più confinata al solo Veneto, aggregando altre realtà nazi-skin, candidò il VFS a veicolare in Italia l'ondata xenofoba di inizio anni Novanta, contraccolpo ai primi consistenti flussi migratori in direzione dei nostri confini, con la relativa comparsa delle cosiddette “teste rasate” attive nella “caccia” agli immigrati.
Il VFS ha fin dall'inizio fatto esplicita professione di razzismo, riconoscendo come propri maestri Giovanni Preziosi, Alfred Rosenberg, Julius Evola, Corneliu Codreanu, Léon Degrelle e Ante Pavelić. Ha da subito professato ammirazione per la teoria fascista della razza, per il Terzo Reich hitleriano, i suoi leader ei suoi simboli. Ha da sempre individuato nella “Guardia di Ferro” rumena, nel Ku Klux Klan, negli ustascia croati e nell'azione terroristica dell'OAS le esperienze storiche cui riferirsi. Da qui la difesa dell'«Europa bianca» minacciata «dall'immigrazione terzomondista e dall'imbastardimento della nostra razza», ma anche l'ampio ricorso alla violenza con diverse decine di suoi esponenti (sfioriamo i sessanta) condannati non solo per reati rientranti nella Legge Mancino, ma soprattutto per violenza privata e lesioni gravi, tra loro anche un tentato omicidio.
Strettamente collegato al circuito internazionale di Blood&Honour, al bando in Gran Bretagna perché coinvolto «in attività terroristiche», il VFS nei suoi raduni organizza concerti di bande musicali che inneggiano al nazionalsocialismo e alla «guerra razziale». Tra loro i Nativi, presenti all'appuntamento in Trentino, che canteranno: «Un'altra nave in arrivo per la fine della mia terra! / … Sia guerra perché l'abbiamo nel sangue / Sia guerra, la mia razza non si estingue / Sia guerra con i miei fratelli al fianco / Sia guerra per il potere bianco!».
In conclusione, la natura del VFS non lascia spazio ad alcun dubbio: si tratta di una formazione nazi-fascista, la più longeva tra le formazioni nazi-fasciste italiane, nata ancor prima delle neofasciste Forza Nuova e CasaPound. Ad oggi ha visto addirittura un cambio generazionale del suo gruppo dirigente. Ciò nonostante, come è ormai consuetudine da tanti anni e sotto governi diversi, anche l'evento di Dro è stato autorizzato, non tenendo conto delle tante proteste, non solo degli antifascisti e della società civile, ma anche del presidente leghista della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti. Si potrebbe dire come per tutti i raduni precedenti, non solo del VFS, ma anche di quelli del circuito degli Hammer (l'ultimo il 15 novembre scorso a Lonate Pozzolo con arrivi da tutta Europa) e delle cosiddette “Feste del Sole” promosse da Lealtà Azione nel settembre di ogni anno nei pressi di Milano.
La Legge Mancino ormai è stata vanificata, come se non esistesse più per una volontà politica, mentre la sentenza a Sezioni Unite della Cassazione del 17 aprile 2024 sul saluto romano ha dato un colpo decisivo all'applicazione degli articoli 4 e 5 della Legge Scelba circa la propaganda e l'apologia del fascismo. Forse il problema non sta solo nelle leggi e nella loro interpretazione, o magari nella necessità di vararne di nuove, ma nel prendere noi atto seriamente che il nostro Paese sta scivolando come altri in una deriva — vedi ciò che sta accadendo in Germania con l'ascesa di Alternative für Deutschland — che prepara un ritorno al passato. Bisognerebbe partire da qui per un collettivo sussulto civile e antifascista.
vedi anche