Rete neonazista di minorenni. Fiasco: “Quasi una staffetta che riparte dopo decenni, attenzione a fascino di ideologie terribili”

Rete neonazista di minorenni. Fiasco: “Quasi una staffetta che riparte dopo decenni, attenzione a fascino di ideologie terribili”:

A pochi giorni dall’accoltellamento dell’insegnante a Centocelle, periferia di Roma, altri minorenni sono coinvolti nell’ipnosi dei simboli della violenza, rivestita da ideologie aberranti. Gli inquirenti danno notizia dell’indagine in corso su una rete di giovanissimi che si snoda dal Nord (Como, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Genova, Udine, Trento, Verona, Brescia) al Sud (Catanzaro, Benevento, Palermo). E che ha poi un insediamento a Roma, luogo strategico. La polizia giudiziaria rileva uno scenario inquietante: propaganda neonazista, suprematista e omofoba, video di massacri, manifesti degli autori di stragi, manuali per costruire ordigni, istruzioni per usare armi bianche e da fuoco, minacce e proposte di possibili attentati in una moschea, una sinagoga e una scuola. Diciassette persone, 14 minori e tre maggiorenni, sono indagate per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e per addestramento ad attività con finalità di terrorismo. Le loro case sono state perquisite dai militari del Ros dei carabinieri e dagli agenti della Digos. I luoghi di ritrovo per l’indottrinamento e la condivisione erano gruppi social, come la “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e il “Fronte Fascista Italiano”, con post contro ebrei, omosessuali e persone di colore. Sono stati sequestrati armi bianche, tirapugni, bandiere e oggetti con simbologia nazista, telefonini e pc. Di questo preoccupante spaccato parliamo con il sociologo Maurizio Fiasco.


(Foto Siciliani-Gennari/Sir)

Professore, come giudica la situazione?
È molto seria. Vedremo gli sviluppi dell’inchiesta, sulla quale c’è il riserbo degli inquirenti, trattandosi di minorenni. Colpisce l’estensione della rete, con più di una decina di località, alcune delle quali evocano storie inquietanti del passato. Per esempio, il triangolo Roma-Verona-Milano, che nella storia dell’eversione tra gli anni Sessanta e ancora negli anni Ottanta del secolo scorso ha avuto un ruolo pesantissimo, perché lì vi era il coagulo di elaborazioni teorico-pratiche orribili, peraltro di due estremismi. Questa possibile continuità territoriale mi fa pensare a una riedizione high tech, cioè con i canali digitali, di linee teoriche ben note nel passato e che tanti lutti e disastri hanno provocato in Italia. Le località di quella che appare una vera e propria rete – in particolare, come dicevo, Milano, il Veneto, Roma – fanno purtroppo sospettare un passaggio di testimone, quasi una staffetta che riparte dopo decenni.

Tra le persone coinvolte la maggior parte sono minorenni…
Impressiona la sofisticata manipolazione, a opera di un network strutturato, per creare un ambiente di adolescenti e giovani adulti su cui riversare un bagaglio ideologico velenoso, capace di attecchire in un contesto di incertezza e di turbamento, sia naturale per l’età evolutiva sia legato all’incertezza del tempo storico attuale. Parlo di intossicazione psicologica e ideologica perché non ci sfugge la funzione del richiamo alla strage, figlia di un’interiorizzazione nichilista dell’idea della vita.

La funzione simbolica dell’idea della strage è un’evocazione formale, che però viene nutrita di racconti di vicende reali, e questo rende lo scenario ancora più inquietante.

Insomma, per dirla brevemente, c’è un legame ideale e psicologico, non organizzativo naturalmente, con l’accoltellamento della professoressa a Centocelle e con la disseminazione di una variante del nichilismo. Tra l’altro, da quanto è stato reso noto, si sospettano forme di addestramento pratico. Insegnare la violenza trasferisce all’adolescente agganciato una perversa competenza, e questo rinforza una percezione di sé. Si potenzia così un sentimento di estraneità, con i motivi del superomismo tipico di quei cascami ideologici, di una volontà di potenza. Vi è poi un ulteriore rischio: che quel sentimento oscuro di ostilità venga dirottato nella pancia delle persone in difficoltà economica. Occorre vigilare affinché tutto questo apparato di richiami indicibili non attraversi un ponte e raggiunga – pensiamo alle estreme periferie – personalità in formazione, in gravi difficoltà economiche e a rischio di esclusione sociale, canalizzandone la rabbia.

Quanto è grande il pericolo che si passi da questa fase preoccupante all’azione vera e propria?
Altissimo, a destra e a sinistra. Perché oggi siamo tutti continuamente scossi dalle immagini televisive che riferiscono di morte, di guerra, di esaltazione estetica dello scontro, mentre chi propone una pedagogia del dialogo e dell’incontro versa in difficoltà fortissime. In questo esiste una grave responsabilità generale, che conviene denunciare con forza. A differenza dell’ultimo quarto del secolo scorso, quando la violenza ideologico-politica scosse molte città, non vedo riproporsi quei fattori di contenimento degli estremismi che hanno consentito di fronteggiare la tragedia di quegli anni. Ricordiamolo: all’epoca forze politiche diverse, e pur divise per cultura e programmi, si ritrovarono in una solidarietà ferrea contro l’eversione e l’intolleranza in tutte le forme. Grazie a questa responsabilità comune è stato impedito che l’Italia, pur avendo avuto quasi 500 morti e migliaia di feriti nella stagione del terrorismo, collassasse. Oggi questi fattori di resistenza sembrano non esserci più. Sarebbe perciò bene che gli adulti più responsabili, presenti nelle istituzioni, si autocensurassero, risparmiandosi argomentazioni becere, invettive, disprezzo reciproco.

Ogni umore ed espressione pubblica che proviene dall’alto si rovescia nel senso comune. Basta davvero poco per alimentare, anche senza volerlo, la fascinazione di ideologie terribili.

Cosa si può fare?
Per dirla con il grande filosofo spagnolo George Santayana, chi dimentica il passato è condannato a riviverlo. Se vogliamo che questo non accada dobbiamo compiere un esame di coscienza collettivo, e chi ha un ruolo di responsabilità non stia ad aspettare il riproporsi di una nuova stagione di lutti e di sofferenze. Infatti i manipolatori in rete, approfittando anche del clima politico attuale, rovistano nel fondo oscuro che c’è nella vita di ogni essere umano per spingerlo al male. La pedagogia del bene, indicando la via del rispetto della persona e della solidarietà, è il più solido anticorpo, che porta a coltivare il sentimento di bene comune, di amore e anche di fede.

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