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AMNESTY: APPELLI E AZIONI URGENTI

APPELLI:

Mauritania: salviamo la vita di Mohamed Mkhaïtir!

India: professore universitario e tre studenti detenuti per sedizione
Matrimonio egualitario subito!

Venezuela: Leopoldo Lopez deve essere rilasciato!

 Azerbaigian: difensori dei diritti umani in pericolo
Salviamo Fred e Yves dalla pena di morte!

 AZIONI URGENTI

Rifugiati intrappolati in Grecia: vergogna dell'Europa

Bahrein: fratello di noto avvocato dei diritti umani torturato
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Amnesty International: la Turchia garantisca l'ingresso sicuro ai siriani in fuga da Aleppo sotto attacco

 press@amnesty.it

Feb 5 alle 6:13 PM

A

stampa@amnesty-ml.amnesty.it

Corpo del messaggio



COMUNICATO STAMPA
CS022-2016

AMNESTY INTERNATIONAL: LA TURCHIA GARANTISCA L’INGRESSO SICURO AI SIRIANI IN FUGA DA ALEPPO SOTTO ATTACCO

Amnesty International ha sollecitato il governo turco a garantire l’ingresso in condizioni di sicurezza alle decine di migliaia di persone - da 40.000 a 70.000 - in fuga da Aleppo a causa degli attacchi delle forze russe e dell’esercito siriano.

Secondo le notizie ricevute dall’organizzazione per i diritti umani, almeno 20.000 persone sarebbero già in attesa di entrare in Turchia dal valico di Oncupinar, nella provincia di Kilis, che tuttavia resta chiuso.

“La Turchia ha permesso a tantissime persone di fuggire dall’orrore della guerra e della catastrofe umanitaria. Non può ora chiudere la porta a persone alla disperata ricerca di salvezza” – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, vicedirettore del programma Temi globali di Amnesty International.

“Queste persone sono scampate ad attacchi aerei e a duri combattimenti e con ogni probabilità sono traumatizzate ed esauste. La Turchia deve consentire loro di entrare e la comunità internazionale deve fare tutto il possibile per dare adeguato sostegno al paese” – ha aggiunto Elsayed-Ali.

Amnesty International ha documentato massicci attacchi illegali contro centri abitati e strutture sanitarie da parte delle forze governative siriane per tutta la durata del conflitto e, recentemente, sempre più spesso da parte delle forze russe, che nel settembre 2015 sono intervenute in appoggio al governo siriano. Amnesty International ha raccolto prove circa l’uso illegale di bombe non guidate contro centri densamente popolati così come delle bombe a grappolo, che per loro natura sono armi indiscriminate.

“L’offensiva congiunta russo-siriana su Aleppo sta facendo pagare un duro prezzo alla popolazione civile, costringendo numerose migliaia di persone alla fuga e alimentando il timore di un ulteriore assedio, dato che le vie di rifornimento verso le zone controllate dall’opposizione sono state bloccate. Non vediamo come la comunità internazionale possa dirsi sorpresa di questo esodo” – ha proseguito Elsayed-Ali.

“La conferenza dei donatori svoltasi il 4 febbraio a Londra si è impegnata a versare 10 miliardi di dollari in favore delle persone colpite dalla guerra della Siria, ma gli sviluppi odierni testimoniano ulteriormente l’urgenza di questi fondi. La Turchia, insieme al Libano e alla Giordania, sta ospitando un numero enormemente sproporzionato di rifugiati ed è fondamentale che la comunità internazionale dia seguito agli impegni e metta inoltre a disposizione un numero maggiore di posti per il reinsediamento”.

 FINE DEL COMUNICATO
Roma, 5 febbraio 2016

EGITTO, GIULIO REGENI: DICHIARAZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

A seguito della notizia del ritrovamento, al Cairo, del corpo del ricercatore italiano Giulio Regeni con segni di tortura, il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Amnesty International Italia esprime profonda solidarietà ai familiari di Giulio Regeni. La Farnesina deve sollecitare il governo egiziano a chiarire al più presto le modalità di questo drammatico episodio. Ci aspettiamo da parte delle autorità egiziane un'inchiesta approfondita, rapida e indipendente. La tortura in Egitto è un fatto comune e ordinario e Regini era scomparso in un giorno di particolare tensione, il 25 gennaio, quinto anniversario della caduta di Hosni Mubarak.”

Roma, 4 febbraio 2016

AMNESTY: DANIMARCA: UN GIORNO NERO PER IL DIRITTO D'ASILO

DANIMARCA, GIORNO NERO PER IL DIRITTO D'ASILO: IL PARLAMENTO APPROVA LE PROPOSTE DEL GOVERNO

Il 26 gennaio il parlamento danese ha approvato una serie di modifiche alla
legislazione in materia d’asilo. Tra queste, il sequestro di denaro e beni di
valore per coprire le spese della procedura per la determinazione dello status
di rifugiato e il prolungamento dei tempi d’attesa per chiedere il
ricongiungimento familiare.

“Prolungare senza alcun motivo la sofferenza di persone già vulnerabili
allungando i tempi del ricongiungimento familiare è un errore. La Danimarca ha
ripudiato il suo storico sostegno alle norme internazionali sancite dalla
Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Gli stati europei devono porre
fine al progressivo distacco dai loro obblighi internazionali e proteggere la
dignità e i diritti umani dei rifugiati” – ha dichiarato John Dalhuisen,
direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.


Roma, 27 gennaio 2016

DIFESA DEI DIRITTI UMANI A PAPUA

"Ringrazio i miei amici di Amnesty International che hanno per tanto tempo lottato per il mio rilascio. Vorrei...

Posted by Annalisa D'Orazio on Venerdì 1 gennaio 2016

APPELLO: LIBERTA' PER ATENA FARGHADANI!

Atena Farghadani, artista e attivista iraniana di 29 anni, è stata condannata a 12 anni di prigione per aver criticato...

Posted by UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti on Sabato 4 luglio 2015

ECCO DA COSA FUGGONO GLI ERITREI

5000 persone al mese fuggono dall'Eritrea, uno stato-prigione in cui ogni tentativo di opposizione viene stroncato e punito col carcere e con la tortura

Posted by Amnesty International - Italia on Giovedì 18 giugno 2015

“OGNI FRUSTATA A RAIF BADAWI È UNA FRUSTATA A OGNUNO DI NOI”

COMUNICATO STAMPA                                                                                                   
CS091-2015 

“OGNI FRUSTATA A RAIF BADAWI È UNA FRUSTATA A OGNUNO DI NOI”. DOMANI A ROMA ALLE 18 LE SCHIENE COI SEGNI DELLA FUSTIGAZIONE NEL SIT-IN DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA DI FRONTE ALL’AMBASCIATA DELL’ARABIA SAUDITA 

All’indomani della conferma in via definitiva della condanna del blogger saudita Raif Badawi a 10 anni di carcere e a 1000 frustate, Amnesty International Italia ha nuovamente convocato una protesta di fronte all’ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma. L’appuntamento è alle 18 di venerdì 12 giugno in via Giambattista Pergolesi 9. 

Vi è infatti il timore che, dopo la decisione presa il 6 giugno dalla Corte suprema di confermare la condanna emessa in primo grado nel maggio 2014 per “offesa all’Islam”, attraverso i contenuti del forum online “Liberali dell’Arabia Saudita”, le sessioni settimanali di 50 frustate – iniziate il 9 gennaio e poi sospese – possano riprendere già questo venerdì. 

Confermando la condanna, in evidente contrasto col divieto internazionale di tortura e di pene e trattamenti crudeli inumani e degradanti, le autorità dell’Arabia Saudita hanno reso chiaro che il loro obiettivo non è la giustizia ma usare il caso di Raif Badawi per ridurre a zero ogni possibilità di esprimere liberamente le opinioni all’interno del paese. 

Amnesty International Italia aveva già organizzato per 11 settimane consecutive iniziative di fronte all’Ambasciata dell’Arabia Saudita, insieme ad Articolo 21, Federazione nazionale della stampa italiana, Un ponte per…, la rivista Confronti, Medici contro la tortura, Rete per la pace e Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento europeo. 

Il 12 febbraio, una delegazione di Amnesty International Italia era riuscita a consegnare a un funzionario dell’Arabia Saudita le prime 15.000 firme raccolte per chiedere la scarcerazione di Raif Badawi, obiettivo per il quale si sono mobilitate milioni di persone nel mondo. 

Con lo slogan “Ogni frustata a Raif Badawi è una frustata a ognuno di noi”, domani gli attivisti di Amnesty International Italia simuleranno di fronte all’Ambasciata saudita la pena della fustigazione, mostrando le loro schiene colorate di rosso, a riprodurre i colpi della frusta. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                       
Roma, 11 giugno 2015 

Per maggiori informazioni e per firmare l’appello: 
http://appelli.amnesty.it/raif-badawi/ 


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