Clean Creatives ( https://cleancreatives.org) è un movimento e una campagna globale nata nel 2020 (promossa dall'organizzazione no-profit Fossil Free Media) che si rivolge a professionisti della comunicazione, agenzie pubblicitarie, studi di PR e brand, chiedendo loro di sottoscrivere un impegno formale (pledge): rifiutare qualsiasi contratto di lavoro con aziende legate ai combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), associazioni di categoria del settore estrattivo e relativi gruppi di pressione (front groups).
L'iniziativa nasce dalla constatazione che la narrazione pubblicitaria e le strategie di relazioni pubbliche sono state storicamente strumenti chiave per pulire l'immagine dei grandi inquinatori (greenwashing) e per rallentare le politiche ambientali globali.
1. Genesi e Obiettivi Funzionali
- Blocco della macchina narrativa: L'idea di fondo è che la transizione ecologica non dipenda solo dal blocco dei finanziamenti bancari alle fossili (divestment finanziario), ma anche dall'interruzione del supporto strategico e creativo. Togliendo alle Big Oil l'accesso ai migliori talenti del marketing e delle PR, si riduce la loro capacità di influenzare l'opinione pubblica e la politica.
- Trasparenza del settore:
Clean Creatives pubblica regolarmente report analitici (come la "F-List") che mappano e rendono pubblici i legami commerciali tra le grandi agenzie pubblicitarie mondiali e le corporazioni dei combustibili fossili. - Pressione istituzionale: Il movimento spinge affinché i contratti con le fossili diventino un fattore di rischio reputazionale, legale e di reclutamento per le agenzie.
(Es. il caso di network pubblicitari che hanno perso certificazioni etiche come B Corp a seguito di contratti con player del settore energetico fossile).
Purtroppo i grandissimi gruppi pubblicitari mondiali (WPP, Omnicom, IPG, Publicis, Havas) mantengono ancora divisioni o network strutturati che gestiscono budget milionari di colossi petroliferi. Inoltre il focus esclusivo sui combustibili fossili è limitante.
Clean Creatives rappresenta un tentativo concreto di introdurre responsabilità etica nella filiera della comunicazione corporativa. Ha il merito di sollevare il tema della complicità dei creativi nel greenwashing.