EL "PLEBISITO" PAR L'INDIPENDENSA DEL VENETO XE' UN IMBROLIO

I "TERONI DE L'ALTA ITALIA" (vedi come tutto è relativo?!) I XE' PRONTI ALLA SECESIONE?
IL TITOLO E IL SOTTOTITOLO SONO MIEI (PAOLO)




È indicibile la pressoché totale ignoranza della rete da parte della stampa. In Italia il 40% delle persone non sa decifrare un libretto delle istruzioni, mentre il 50% delle persone non sa come agire di fronte ad una pagina internet, semplicemente perché non ne ha mai viste.

Date queste premesse, come faccia la stampa a passare bovinamente le notizie rifilate dagli organizzatori di quella pagliacciata chiamata referendum per l'indipendenza del Veneto, senza nemmeno farsi due domande, testimonia dell'incompetenza di chi deve informare i cittadini.

Facciamo una botta di conti:
In Veneto, compresi bambini in fasce, anziani ultracentenari, gondolieri, suore e governatori del Veneto, ci sono 4.910.000 abitanti. Il numero delle persone che hanno votato per il referendum in un sito che si chiama già come il risultato che gli organizzatori vorrebbero (plebiscito.eu) sarebbe di 2.360.000 persone, cioè un numero di molto superiore al 100% delle persone che usano internet!

Che a promuovere tale referendum online sia gente che lavora in campo informatico e produce software non ha per niente messo la pulce nell'orecchio a giornalisti che probabilmente di internet conoscono youporn e poco altro.

Il governatore Zaia è liberissimo di partecipare a un gioco online, perché di questo si tratta, ma sostenere che questa cosa che è una truffa comunicativa abbia un senso, non dà lustro al suo governatorato, anzi, gli fa fare una bella figura di merda.

Sostenere che questo è il segnale che le tasse sono alte, è un ben misero argomento. Non servono referendum per capire che nel nostro Paese la tassazione è a livello di Nothingam, e non sarà certo una delle regioni a più alto tasso di evasione fiscale ad avere le carte in regola per farsene portavoce. È poi ben strano pensare che in Regione ci siano circa due milioni di partite iva, con tutte queste aziende, i dipendenti e gli impiegati del terziario quanti sono? 20 milioni di persone?

In definitiva, forse molti veneti (due milioni per gli organizzatori, 150.000 per la questura) vorrebbero una nazione (governata da chi poi?) con una nuova burocrazia, zero materie prime, totalmente dipendente dalle importazioni e con una moneta debolissima, ma che questa boutade sia trasformata in un plebiscito è fesseria che coloro che si fanno chiamare giornalisti dovrebbero guardarsi dal sostenere senza fare un minimo di ricerca seria dei dati.

FIRMA IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

 L'Altra Europa con Tsipras

Cara/o,
abbiamo raccolto 43mila firme fino ad ora ma è ancora lunga la strada per le 150mila necessarie affinché la listaL'Altra Europa con Tsipras possa partecipare alle elezioni europee del 25 maggio. Per raggiungere questo obiettivo,abbiamo bisogno di te!
Nei prossimi giorni, quindi, ti chiediamo solo di:
  1. Porta almeno cinque persone a firmare con te: la firma non significa un impegno a votare la lista, ma un gesto in difesa della democrazia. Guarda il video di Nicola Piovani per la lista!
  2. #siamotuttivaldaostani. In Val D'Aosta dobbiamo raccogliere 3mila firme su un numero di votanti che è di 90mila: è un'impresa difficilissima e per realizzarla abbiamo bisogno anche del tuo sostegno!
  3. Diffondi le informazioni: illustra le schede bio di candidate e candidati della tua circoscrizione (clicca qui), ed entra in contatto con le tante persone che come te si stanno attivando per un’Altra Europa (clicca qui per trovare la/il tuo referente regionale/locale).
  4. Partecipa ai banchetti, oppure organizzane uno accordandoti con il tuo referente territoriale e utilizzando le informazioni contenute nel vademecum e i materiali.
  5. Fai una donazione: siamo una lista autonoma, indipendente, senza alcun finanziatore! la riuscita di questo progetto dipende anche dalla tua donazione.
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Grazie di tutto!

L'Altra Europa con Tsipras




Io, Paolo  penso di votare per:


  • Alfredo Somoza detto Somosa

    Nato in Argentina, è stato dirigente studentesco durante la resistenza alla dittatura militare tra il 1976 ed il 1981. Esule politico con Status di Rifugiato riconosciuto dall’ACNUR (ONU) in Italia dal 1982, è stato rappresentante della Lega per i Diritti dei Popoli presso il Working Group on Indigenous Affairs delle Nazioni Unite. E’ Presidente del CIETYD (Centro Internazionale di Studi sul turismo e la lotta alla povertà) e membro del Board di EARTH (European Association Responsible Tourism and Hospitality). E’ collaboratore-editorialista di Radio Popolare-Popolare Network e direttore della testata online “dialoghi.info”. Membro del Comitato tecnico scientifico di Terra Madre-Slow Food Lombardia, è inoltre presidente dell’ONG di cooperazione “ICEI” (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e docente della Winter School dell’ISPI. Ultimo dei suoi lavori come scrittore è “Oltre la Crisi: appunti sugli scenari globali futuri” pubblicato a Napoli nel 2013.

oppure per:
  • Dijana Pavlovic detta Diana

    Laureata all’Accademia di Belgrado, dal 1999 vive a Milano con il suo compagno e un figlio di 4 anni. Attrice di teatro, è stata interprete di fiction televisive e film. Prende consapevolezza della condizione dei rom e inizia l’impegno per il suo popolo come mediatrice culturale. Da questa esperienza prende vita la sua attività di militante per i diritti dei rom e delle minoranze - sul piano artistico, come protagonista e autrice di spettacoli sulla condizione zigana e, su quello politico, come fondatrice della Federazione Rom e Sinti insieme, che unisce diverse associazioni zigane. Interviene presso le istituzioni europee (OCSE, ERRC) che si occupano delle discriminazioni etniche, sociali e politiche. E’ fondatrice della Consulta Rom e Sinti di Milano.Candidata nella lista civica Uniti con Dario Fo nel 2006, poi nella lista Arcobaleno, rompe un tabù e diventa la prima candidata rom alle elezioni politiche in Italia. Nelle precedenti elezioni per il Parlamento europeo accetta la candidatura per la Federazione della Sinistra.nAttualmente lavora come Responsabile italiana per i programmi ROMED e ROMACT del Consiglio d’Europa e della Commissione europea.


Crisi economica e ascesa del razzismo: il caso della Francia

Crisi economica e ascesa del razzismo: il caso della Francia di Annamaria Rivera
In tutto il continente sempre più settori dell’opinione pubblica esprimono orientamenti poco tolleranti verso gli "altri", nonché partiti populisti e xenofobi che si alimentano delle campagne contro immigrati e zingari. Il caso della Francia attuale è esemplare.

LA TURCHIA OSCURA TWITTER...

COMUNICATO STAMPA                                                                                                 
CS037-2014 

TURCHIA: LA CHIUSURA PRE-ELETTORALE DI TWITTER UN ALTRO COLPO ALLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE ONLINE 

Amnesty International ha chiesto l’immediata revoca della decisione di bloccare Twitter, adottata poco prima della mezzanotte di giovedi’ 20 marzo, dopo che il primo ministro Erdo?an aveva annunciato, in un comizio elettorale, che lo avrebbe “spazzato via”. 

Il blocco e’ stato attuato dal dipartimento per le Telecomunicazioni su ordine dell’ufficio del Procuratore di Istanbul e di altre ordinanze giudiziarie. Nella decisione e’ stata citato il mancato adempimento di Twitter a ordinanze giudiziarie che disponevano la cancellazione di alcuni contenuti. 

“La decisione e’ un attacco senza precedenti alla liberta’ di Internet e alla liberta’ d’espressione in Turchia. Questa misura draconiana, adottata sulla base della restrittiva legge vigente in materia di Internet, mostra fino a che punto le autorita’ sono disposte ad arrivare per impedire le critiche al governo”- ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. 

Gli utenti dei social media turchi hanno condannato la decisione e, aggirando il blocco, hanno inviato oltre un milione di tweet di protesta. 

La decisione, un duro attacco al diritto dei cittadini turchi di condividere e ricevere informazioni, e’ stata presa a una settimana dalle elezioni locali. Twitter era stato recentemente utilizzato per condividere una serie di presunte conversazioni telefoniche intercettate, che davano credito alle voci sulla corruzione governativa e le interferenze del governo nell’economia e nell’informazione. 

Sono 10 milioni gli utenti di Twitter in Turchia. Il suo uso e’ aumentato rapidamente la scorsa estate durante le proteste di Gezi Park, quando e’ stato usato per condividere e ricevere informazioni non riportate dai principali mezzi d’informazione, strettamente legati alle autorita’. Il governo turco aveva attaccato i social media e i loro utenti e lo stesso primo ministro aveva definito Twitter “un flagello”, nell’ambito di una piu’ ampia strategia volta a ridurre al silenzio e a screditare coloro che avevano criticato la repressione delle proteste, compresi medici, avvocati e giornalisti. 

“I social media sono una spina nel fianco del governo. Non solo sono ben usati da chi lo critica ma gli stessi proprietari sembrano non risentire delle minacce e delle intimidazioni cui vanno incontro gli organi d’informazione nazionali” – ha commentato Gardner. 

“Le decisione di bloccare l’accesso a Twitter rappresenta un vergognoso segnale di come il governo turco intende usare la legge su Internet, di recente modifica, per controllare i contenuti online. Si tratta di un attacco alla liberta’ d’espressione sanzionato da un tribunale” – ha concluso Gardner. 

Ulteriori informazioni 

La censura su Internet e’ ampiamente diffusa in Turchia, soprattutto nei confronti di portali d’informazione filo-curdi e di chat room gay. Tra il 2007 e il 2010 e’ stato anche bloccato YouTube a causa di video accusati di offendere la memoria di Atatürk, il fondatore della Repubblica turca. Il sito di Google resta bloccato nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che questa decisione abbia violato il diritto alla liberta’ d’espressione. 

Nel febbraio 2014, il governo ha adottato una serie di emendamenti che hanno reso ancora piu’ restrittiva la legislazione su Internet, fino al punto di minacciare il diritto alla liberta’ d’espressione e alla riservatezza. Amnesty International continua a chiedere il ritiro degli emendamenti e l’adeguamento della legge agli standard internazionali sui diritti umani. 

Contenuti pubblicati sui social media, incluso Twitter, hanno dato vita a procedimenti giudiziari iniqui in violazione del diritto alla liberta’ d’espressione. A Smirne, 29 ragazzi sono sotto processo per “aver incoraggiato la popolazione a violare la legge”, a causa di tweet inviati durante le proteste di Gezi Park. Sempre a causa di contenuti diffusi via social media, sono sotto processo diversi membri di Taksim Solidariety, una rete di organizzazioni che ha avuto un ruolo determinante nel movimento di protesta del 2013. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                   
Roma, 21 marzo 2014 

Per interviste: 
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa 
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it 

IL COMUNE DI MONZA NEGA PATROCINIO AI MARO' ( E FA BENE!)

LA VICENDA DEI MARO' TOCCA PROFONDAMENTE "NUOVA BRIANZA" (CHE ALTROVE IN MODO UN PO' POLEMICO HO RIBATTEZZATO (FORZA)NUOVA BRIANZA.
IO CREDO INVECE CHE IL COMUNE FACCIA BENE.
PAOLO




Newsletter del 22 Marzo 2014 www.nuovabrianza.it

Monza nega il patrocinio a una conferenza sull'innocenza dei Marò.


Marò prigionieri in India, la verità. Ma non per il Comune di Monza, che si dissocia dall’iniziativaLeggi tutto l'articolo



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io mi fido maggiormente di questa versione 

Paolo



I due marò. Tutto quello che non vi hanno detto

di: Matteo Miavaldi
Il caso dei due marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, fatti rientrare in Italia e poi rispediti in India, si è trasformato nella peggiore debacle della diplomazia italiana. Le responsabilità politiche principali ricadono sulle spalle del titolare della politica estera, Giulio Terzi di Sant'Agata, non a caso poi dimessosi. Ma la vicenda si rivela torbida sin dagli inizi in una miscela di toni sensazionalistici contro l'India e "informazione tossica".
Matteo Miavaldi ricostruisce tutti i singoli passaggi di questa storia iniziata il 15 febbraio 2012 quando dalla Enrica Lexie, petroliera privata protetta dalla Marina militare italiana, partono i colpi che uccideranno Ajesh Binki (25 anni) e Valentine Jelastine (45), le vere vittime di questo affaire pasticciato. Da lì in poi, ci si imbatte in ricostruzioni inventate, notizie nascoste e non verificate, doppie versioni costruite dalla Farnesina e dalla stampa compiacente, un ruolo ambiguo della destra più estrema fino alla farsa politica, diplomatica e umana, dello scontro con il gigante indiano. Una vicenda che mette in mostra un'Italia debole e inetta dal punto di vista della politica internazionale ma che rivela anche il peso formidabile della campagna nazionalista promossa dalla destra e, soprattutto, il ruolo di un'informazione costruita su finzioni e quasi-verità. Un libro di denuncia, di informazione meticolosa e che si fa leggere fino alla fine come un giallo internazionale.
«I marò hanno ucciso due pescatori indiani, ormai più di un anno fa. Nel via vai dei titoli sui giornali, dei pezzi “acchiappaclic” on line, ormai la sorgente di tutto si è quasi persa. Come spesso accade in Italia il fatto in sé è diventato un’arena nella quale spendersi. Pro e contro.
Ma pro e contro cosa? Nei fatti che Miavaldi racconta nel libro c’è poco da essere di parte. Sono eventi che si sarebbero dovuti raccontare con dovizia di particolari, perché avvenuti in un paese che – piaccia o meno nelle redazioni italiane – costituisce uno dei nuovi motori dell’economia mondiale […].
E invece, fin da subito, la narrazione è diventata tossica, come hanno specifi cato i Wu Ming sul loro blogGiap».
Dalla Prefazione di Simone Pieranni
Autore
Matteo Miavaldi, giornalista, vive in Bengala ed è caporedattore per l’India per il giornale online China Files, specializzato in notizie dal continente asiatico.


ROSA BALISTRERI

“Rosa ha subito violenze dal padre, dal marito, dal prete. Rosa che, per mantenere la figlia, andò a lavorare in vetreria, raccoglieva lumache, fichi, verdure, salava le sarde al mercato. Rosa che ha visto uccidere la sorella, che ha vissuto il dolore in un padre impiccato. Rosa che ha amato il pittore Manfredi, che è stata verseggiata dal poeta Ignazio Buttitta. Che ha conosciuto Guttuso. La stessa Rosa che è stata scoperta a Firenze da Dario Fo che, conoscendola, ha trovato la Sicilia. Rosa Balistreri che ha imparato dai cantastorie, dalla musica popolare e quindi dai contadini, dai carcerati, dai poveri. Rosa in galera per aver pugnalato un marito che ha giocato a carte il corredo della figlia. Rosa che si vendica della violenza subita dal prete, rubando le offerte in chiesa. Rosa che vuole partecipare al Festival di Sanremo e ne viene esclusa, forse perché scomoda nelle sue pesanti verità in musica. Rosa Balistreri che ha sublimato il suo dolore trasformandolo in arte.”
 

La svolta cattiva


dal Blog di Civati

 La svolta cattiva

In attesa di conoscere l'entità delle coperture dei tagli promessi per abbassare le tasse e la quota di debito pubblico che aumenteremo per lo stesso motivo, siamo finalmente nelle condizioni di commentare il testo sul lavoro, che fa segno al mitico Jobs Act (acronimo ripreso in modo un po' impreciso dalle politiche di Obama).
E purtroppo, come già per la riforma elettorale, unico parziale risultato di questa nuova stagione, ci sono molte ragioni per dichiararsi perplessi e per cercare di cambiare profondamente in Parlamento la linea che il governo ha deciso di seguire. 
Lo spiega molto bene Gianni Principe, come già Andrea Ranieri e lo stesso Tito Boeri, considerato (anche da me, per altro) un modello da seguire (fino a qualche settimana fa, perché poi le «tutele crescenti» sono andate a farsi benedire):
La semplificazione che ha preso corpo non riduce il numero dei contratti in essere, non li sfronda per dare nuovamente un ruolo centrale al contratto a tempo indeterminato.
Quello che viene reso più semplice è il modo di eludere il ricorso a quel tipo di contratto, definito “normale” dalle direttive europee (tradotte, quelle sì, in tutte le lingue dell'Unione).
1) Viene reso più semplice il modo di godere di sgravi contributivi sui neo-assunti pagandoli il 35% della paga contrattuale.
Finora tutto ciò era complicato da un'incombenza molto pesante, una regola incomprensibile all'estero: si doveva erogare formazione al giovane neo-assunto, perfino di tipo teorico, perfino fuori del luogo di lavoro, perfino in base a un piano formale, messo per iscritto.
Questo gravame, definito come apprendistato, è stato finalmente abrogato, se non altro per dimostrare alla Germania, dove ancora vige questo sistema come modo generalizzato di ingresso al lavoro, che sappiamo fare riforme molto più moderne di quelle di cui loro sono capaci.
2) Il contratto a termine viene ulteriormente liberalizzato, per tre anni niente causali e proroghe a piacimento.
Su questo, basti dire che l'Italia è già ora il Paese in cui il mercato del lavoro è più mobile e meno regolamentato, come dimostra lo studio comparato illustrato da Michele Raitano.
Gli effetti negativi non sono solo quelli, del tutto evidenti, di ordine sociale, che tutto il Pd, almeno sulla carta, combatte portando avanti la bandiera della lotta alla precarietà.
C'è anche un effetto nefasto sulla competitività delle imprese, tenute sul mercato anche quando non raggiungono i livelli marginali di efficienza, grazie al sotto-salario (e all'illegalità). Consentendo loro di non investire, e di non ammodernare processi e prodotti si perpetua il ritardo di una fetta sempre più ampia del nostro sistema produttivo.
C'era chi aspettava questa riforma da anni. Ci aveva provato una dozzina d'anni fa il duo Maroni-Sacconi ma non avevano convinto i sindacati (e il prof. Marco Biagi non era d'accordo).
Ci ha riprovato Sacconi da Ministro ma non ha fatto in tempo e alla Fornero è sembrata una mossa troppo azzardata.
Era questa la svolta buona che dovevamo aspettarci?

ILARIA E MIRAN A VENTI ANNI DALL'ASSASSINIO

Rimborsopoli, così la busta di Boni lievitò fino a 35mila euro

Le prove nell’inchiesta sui rimborsi pazzi per l'ex presidente del Consiglio regionale. «Abitava a Milano ma per 9 anni intascò i soldi dei viaggi da Sabbioneta al Pirellone»

Una busta paga che nel gennaio di tre anni fa raggiungeva i 35mila euro e rotti. Soldi percepiti truccando le carte e gonfiando i rimborsi: avrebbe finto, sostengono gli investigatori, di abitare ancora nel paese natale, Breda Cisoni, vicino a Sabbioneta e non invece a Milano. Un pugno in faccia a chi sconta i costi della crisi. Un doppio pugno in faccia, visto che si tratta di soldi pubblici e a versare la busta paga all’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, era la Regione Lombardia, la stessa che per necessità di revisione di spesa è costretta a tagliare personale sanitario e posti letto ospedalieri. Ora, a qualche giorno dalla chiusura dell’inchiesta della Procura di Milano nei confronti di 55 ex consiglieri regionali lombardi, nove ex assessori e un collaboratore, accusati di peculato per le spese pazze rimborsate dal Pirellone, emergono nuovi particolari, in particolare la busta paga di Boni, pubblicata mercoledì dal quotidiano La Repubblica.
I soldi pubblici intascati illecitamente dagli amministratori del Pirellone ammontano, secondo le carte dell'inchiesta, a quasi tre milioni e mezzo di euro. Di questa montagna di denaro sparito Davide Boni avrebbe intascato in modo giudicato illegittimo 32mila euro, tutti in buoni benzina. Questo nell’arco di nove anni, tra il 2003 e il 2011. Il trucco, sempre secondo i magistrati della Procura milanese, era di far risultare la residenza nel Mantovano ed essere così costretto a percorrere ogni giorno quasi 300 chilometri in andata e ritorno tra Sabbioneta e Milano. In realtà le cose non andavano così, secondo gli agenti di polizia giudiziaria che, tra le prove raccolte, hanno anche interpellato la portiera dello stabile milanese dove l'esponente leghista abita da anni, in zona tribunale, che è di proprietà della moglie. A quanto pare la testimonianza è stata molto precisa: la portiera ha ricordato che dal 2003 Boni «usciva tutte le mattine alle 8 e dieci con la moglie e il figlio. Era molto gentile, mi salutava sempre chiamandomi per nome...».
Nella busta paga del gennaio 2011, Boni aveva insomma percepito - assieme al normale mensile - anche un arretrato di rimborso spese di trasporto di ben 12.900 euro. Aggiunto alle altre voci del compenso danno luogo alla sproporzionata cifra di 35mila euro. Nelle Rimborsopoli milanese altri due nomi mantovani: l’ex consigliere regionale leghista Claudio Bottari e l’ex assessore alla digitalizzazione (Pdl) Carlo Maccari.

da  http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/03/20/news/rimborsopoli-cosi-la-busta-di-boni-lievito-fino-a-35mila-euro-1.8887611

21/3 Giornata mondiale contro il razzismo la Brianza risponde. Corteo a Seregno e Desio



leggi qui:
Giornata mondiale contro il razzismo la Brianza risponde. Corteo a Seregno e Desio

SI AVVICINA LA VERITA' SULLA MORTE DI ILARIA ALPI






 










Ce l’abbiamo fatta! Proprio oggi che ricorre ilventesimo anniversario della uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Sesa Amici ha annunciato che il Governo ha avviato le procedure per la desecretazione dei documenti che riguardano il caso.  

Ringraziamo pertanto quanti, a cominciare dalla Presidente della Camera Laura Boldrini alla Ministro degli Esteri Federica Mogherini hanno mostrato in queste ore una straordinaria sensibilità umana e civile su questa vicenda.

Ma il ringraziamento più grande va a quanti hanno sottoscritto la petizione su Change.org per la verità sul caso Alpi-Hrovatin. Grazie a te e ai 68mila firmatari, a partire da oggi riusciremo a conoscere il contenuto di migliaia di dossier e documenti, i quali potrebbero dare informazioni utili e inedite per giungere alla verità su questa vicenda. Ci auguriamo che questa sia l’occasione per il Governo per cominciare ad aprire alcuni dei troppi "armadi della vergogna" che hanno inquinato ed inquinano la vita della Repubblica. 

Ancora una volta abbiamo dimostrato che quando siamo in tanti a chiederlo le cose possono cambiare.

Stefano Corradino e Beppe Giulietti

Un medico monzese smaschera la truffa della Roche

Parla il medico monzese che ha smascherato il "trucco" del colosso Roche: "L'ho fatto per tutelare 100mila malati"