Le prove nell’inchiesta sui rimborsi pazzi per l'ex
presidente del Consiglio regionale. «Abitava a Milano ma per 9 anni
intascò i soldi dei viaggi da Sabbioneta al Pirellone»
Una busta paga che nel gennaio di tre anni fa raggiungeva i 35mila euro
e rotti. Soldi percepiti truccando le carte e gonfiando i rimborsi:
avrebbe finto, sostengono gli investigatori, di abitare ancora nel paese
natale, Breda Cisoni, vicino a Sabbioneta e non invece a Milano. Un
pugno in faccia a chi sconta i costi della crisi. Un doppio pugno in
faccia, visto che si tratta di soldi pubblici e a versare la busta paga
all’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, era la Regione
Lombardia, la stessa che per necessità di revisione di spesa è costretta
a tagliare personale sanitario e posti letto ospedalieri. Ora, a
qualche giorno dalla chiusura dell’inchiesta della Procura di Milano nei
confronti di 55 ex consiglieri regionali lombardi, nove ex assessori e
un collaboratore, accusati di peculato per le spese pazze rimborsate dal
Pirellone, emergono nuovi particolari, in particolare la busta paga di
Boni, pubblicata mercoledì dal quotidiano
La Repubblica.
I soldi pubblici intascati illecitamente dagli amministratori del
Pirellone ammontano, secondo le carte dell'inchiesta, a quasi tre
milioni e mezzo di euro. Di questa montagna di denaro sparito Davide
Boni avrebbe intascato in modo giudicato illegittimo 32mila euro, tutti
in buoni benzina. Questo nell’arco di nove anni, tra il 2003 e il 2011.
Il trucco, sempre secondo i magistrati della Procura milanese, era di
far risultare la residenza nel Mantovano ed essere così costretto a
percorrere ogni giorno quasi 300 chilometri in andata e ritorno tra
Sabbioneta e Milano. In realtà le cose non andavano così, secondo gli
agenti di polizia giudiziaria che, tra le prove raccolte, hanno anche
interpellato la portiera dello stabile milanese dove l'esponente
leghista abita da anni, in zona tribunale, che è di proprietà della
moglie. A quanto pare la testimonianza è stata molto precisa: la
portiera ha ricordato che dal 2003 Boni «usciva tutte le mattine alle 8 e
dieci con la moglie e il figlio. Era molto gentile, mi salutava sempre
chiamandomi per nome...».
Nella busta paga del gennaio 2011, Boni aveva insomma percepito -
assieme al normale mensile - anche un arretrato di rimborso spese di
trasporto di ben 12.900 euro. Aggiunto alle altre voci del compenso
danno luogo alla sproporzionata cifra di 35mila euro. Nelle Rimborsopoli
milanese altri due nomi mantovani: l’ex consigliere regionale leghista
Claudio Bottari e l’ex assessore alla digitalizzazione (Pdl) Carlo
Maccari.
da
http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/03/20/news/rimborsopoli-cosi-la-busta-di-boni-lievito-fino-a-35mila-euro-1.8887611