giovedì 22 maggio 2014

LEGHISTI SENZA CERVELLO E SENZA CUORE


Claudio Morganti: leghista choc dopo la ragazza cinese morta a Prato: "Che si ammazzino tra di loro"

L'Huffington Post  |  Pubblicato:   |  Aggiornato: 20/05/2014 15:37 CEST

FIRMA LA PETIZIONE: UN CORRIDOIO UMANITARIO PER I BAMBINI SIRIANI

Ciao comitato di quartiere,

Mi chiamo Susan Dabbous, sono una giornalista italiana nata 32 anni fa ad Aleppo in Siria.
Dal 2011 racconto il conflitto che ha colpito il mio paese di origine. In tre anni di cronache sulla guerra non ho mai visto i profughi siriani vivere nelle condizioni disumane che ci sono state mostrate dal video apparso il 21 maggio suRepubblica.it.
In Siria, Turchia, Giordania e Libano, ho visto centinaia di migliaia di profughi vivere in spazi angusti, in mezzo al fango, soffrendo il freddo rigido d’inverno e il caldo torrido d’estate, ma mai, ripeto mai, nulla che somigli a quel che sta accadendo nella stazione di polizia al Rashid di Alessandria, dove 144 persone vivono in stato d’arresto tra rifiuti ed escrementi.
Tra questi ci sono 63 bambini che vanno curati immediatamente, perché si stanno espandendo gravi malattie della pelle dovute alla mancanza di igiene. Oggi chiedo un corridoio umanitario per portare questi prigionieri siriani in Italia. E concedere loro permessi umanitari che gli permettano successivamente di circolare liberamente nell’Unione europea. I rifugiati devono avere il diritto di chiedere protezione dove desiderano.
In Siria c’è una guerra che in tre anni ha provocato più di 160.000 morti tra questi, più di 12.000 sono bambini. I siriani, quindi, sono richiedenti asilo. Ad aprile del 2013 sono stata sequestrata in Siria, sperimentando in prima persona l’aberrazione di questo conflitto destinato a durare ancora a lungo.
Oltre al protocollo di Ginevra, che impone di proteggere i cittadini in fuga da guerre e dittature, faccio appello alle coscienze di noi tutti.
Grazie,
Susan Dabbous via Change.org

mercoledì 21 maggio 2014

IO STO CON LA SPOSA



 
 
 
 
 
 
IO STO CON LA SPOSA. 
di Antonio Augugliaro ,Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry.
Il film documentario italiano più atteso del 2014. Una storia fantastica eppure dannatamente vera. Un coraggioso atto di disobbedienza civile che farà molto parlare di sé. Guarda il trailer
Cinque palestinesi e siriani in fuga dalla guerra si travestono dai personaggi di un finto matrimonio, e insieme ai loro speciali contrabbandieri, tentano di attraversare l'Europa senza documenti per andare a chiedere asilo politico in Svezia. Un'emozionante avventura realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.
Grazie al tuo contributo, oggi può diventare un film documentario!



Da quando la guerra ci era entrata in casa, non parlavamo d'altro. Delle migliaia di persone in fuga dalla guerra in Siria che arrivavano ogni giorno a Milano direttamente da Lampedusa. Spesso li ospitavamo a casa prima che ripartissero con i contrabbandieri per la Svezia. Volevamo aiutarli, ma non sapevamo come. Finché un giorno ci siamo chiesti "Perché non facciamo un matrimonio? Chi fermerebbe mai un matrimonio?". Quando lo abbiamo proposto ad Abdallah, Manar, Alaa, Mona, Ahmed e Tasnim era già troppo tardi per ripensarci. Perché quando trovi dei complici ai tuoi sogni, non puoi più tirarti indietro.


Disobbedire
Al momento dell'uscita del film, noi registi potremmo essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma siamo pronti a correre il rischio. Perché è arrivato il tempo di disobbedire a delle leggi che negli ultimi vent'anni hanno causato più di 20mila morti in frontiera nel Mediterraneo. Viaggiare non è un crimine. Criminale è chiudere gli occhi di fronte ai morti di viaggio e alla guerra. E come noi la pensano migliaia di persone. Le stesse a cui chiediamo di sostenere questo film.




PRODOTTO DAL BASSO
È un rischio folle quello che ci stiamo prendendo. Ma vogliamo credere che esista una comunità di persone, in Europa e nel Mediterraneo, che come noi sognano che un giorno questo mare smetta di ingoiare le vite dei suoi viaggiatori e torni ad essere un mare di pace, un mare dove tutti siano liberi di viaggiare, e dove nessuno divida più gli uomini e le donne in legali e illegali.
Se anche tu condividi questo sogno, diventa un produttore dal basso di IO STO CON LA SPOSA.
 


domenica 18 maggio 2014

SAVERIO TOMMASI: VIDEO SULLE ATTIVITA' DI #EMERGENCY IN ITALIA

Ricevo da Saverio Tommasi


Oggi alle 10:29 AM
Emergency compie 20 anni e ho deciso di farle gli auguri con un video che racconta la sua attività in Italia. Sì, in Italia. Perché la crisi economica, insieme a scelte politiche che hanno amplificato le sperequazioni sociali fra le persone, ha minato alla base la possibilità di curarsi, bene e gratuitamente, anche in Italia.
Per questo Emergency ha aperto alcune strutture, mobili e fisse, anche in quello che un tempo era chiamato il nostro Bel Paese.
Io ho viaggiato con Emergency nelle campagne foggiane con i braccianti migranti, e poi al poliambulatorio di Marghera dove il 20% delle persone che fanno richiesta di cure (dentiere, esami della vista, maternità), sono italiane.
Emergency è la più straordinaria organizzazione internazionale che abbia mai conosciuto, capace di cambiare la vita alle persone, di pubblicare i bilanci online, di essere presente dove gli altri hanno scelto di essere assenti o complici.
Per questo ti dico "auguri" cara Emergency, auguri a te con questo mio video, perché so che fare gli auguri a te significa anche farli a noi stessi. E io, il mio cinque per mille, ho già deciso a chi darlo:
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/U187NuSwmiJdCo9F

ps. tutti i miei video sono prodotti da www.fanpage.it, uno dei migliori portali online di informazione in Italia, oltre due milioni di visitatori al giorno.

pps. la mia pagina facebook, rimaniamo in contatto: https://www.facebook.com/SaveTommasi

Continuate a seguirci, viva l'informazione!

Saverio Tommasi


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martedì 13 maggio 2014

Yoani Sánchez, qualcuno la molla

 
Americ aLAtina - InformazioneEra ora!CiaoFabioDa megachipYoani Sa'nchez, qualcuno la mollaNon siamo piu' i soli a dire che Yoani non era l'informatrice credibile che per anni ci dicevano, ma un fenomeno mediatico costruito a tavolino martedi' 13 m...
 
 
 
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Barcone affondato: 17 morti e 200 dispersi

 
Potrebbero essere più di 200 i migranti morti nel naufragio del barcone avvenuto ieri 40 miglia al largo delle coste della Libia. 
 
 
 
 
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14/5 MILANO: COME RICOSTRUIRE LA SOLIDARIETA'

No al razzismo: Milano, 14 maggio ore 15

domenica 11 maggio 2014

VIDEO INEDITO: IL FUNERALE MAI VISTO DI SACCO E VANZETTI

La pellicola rarissima sarà proiettata in prima mondiale il 13 maggio a Savigliano (Cn)
 
Chi non ricorda la tra­ge­dia di Nicola Sacco e Bar­to­lo­meo Van­zetti, i due anar­chici ita­liani emi­grati in Ame­rica e ful­mi­nati inno­centi sulla sedia elet­trica nel car­cere di Char­le­stown, Boston Mas­sa­chu­setts, pochi minuti dopo…
ilmanifesto.it

sabato 10 maggio 2014

Il discorso di Peppino Impastato a radio Aut

Peppino Impastato moriva a Cinisi, il 9 maggio 1978, ucciso dalla mafia
Qui uno dei celebri discorsi dell'attivista comunista a radio Aut, durante il suo programma Onda Pazza. Peppino denuncia i mafiosi locali che, con la complicità dei politici, hanno completa gestione degli appalti pubblici nella sua città.
Uno dei celebri discorsi di Peppino Impastato, attivista comunista contro la mafia, a radio Aut, durante il suo programma Onda Pazza. Peppino denuncia i mafi...
youtube.com

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA ALL’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI ENI

COMUNICATO STAMPA                                                                                                                  
CS063-2014

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA ALL’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI ENI

Questa mattina Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, e’ intervenuto all’Assemblea generale degli azionisti di Eni.
Dal novembre 2009 Amnesty International Italia, titolare di un’azione di Eni, e’ impegnata in un dialogo con l’azienda sull’impatto delle sue attivita’ sull’ambiente e i diritti umani nel delta del fiume Niger, in Nigeria.

Nei numerosi incontri, l’ultimo dei quali avvenuto il 1° aprile di quest’anno, Amnesty International Italia ha sempre evidenziato come la mancanza di trasparenza complessiva sugli impatti ambientali dell'industria petrolifera che opera in Nigeria - in particolare, sulle fuoriuscite di petrolio e le indagini condotte per accertarne le cause - metta a rischio i diritti umani delle popolazioni che vivono sul delta del fiume Niger.

Ad aprile, Eni ha pubblicato il sito Internet Naoc Sustainability in cui Naoc (Nigerian Agip Oil Company), la consociata di Eni in Nigeria, riporta informazioni relative ai progetti di riduzione delle torce del gas flaring, alle fuoriuscite di petrolio, alle valutazioni di impatto ambientale e ai progetti per le comunita’ e il territorio.

La decisione di Eni di mantenere l'impegno, preso durante l'Assemblea degli azionisti del 2013 dal suo amministratore delegato, a fornire informazioni sulle indagini sulle fuoriuscite di petrolio e’ stata pubblicamente apprezzata da Amnesty International Italia.

Nel suo intervento all’Assemblea generale degli azionisti, Rufini si e’ soffermato sulle fuoriuscite di petrolio riferite da Eni nel suo Consolidato di sostenibilita’. Nel 2013, gli incidenti che hanno causato fuoriuscite di petrolio sono stati stimati dall’azienda nel numero di 386. Il volume totale e’ stato di 7903 barili di petrolio greggio fuoriuscito, 6002 dei quali a causa di atti di sabotaggio e di terrorismo.

Un’altra fonte, l’Agenzia nigeriana per il rilevamento e l'intervento per le fuoriuscite di petrolio, evidenzia che negli ultimi sei anni Eni ha registrato l'aumento piu’ impressionante di fuoriuscite di petrolio, il cui numero e’ piu’ che raddoppiato (da 235 fuoriuscite nel 2008 a 471 da gennaio alla fine di settembre 2013).
Infine, stando alle informazioni riportate sul sito Naoc Sustainability, nei primi due mesi del 2014 Eni ha riportato 56 incidenti con una stima di 1156,7 barili di petrolio sversati. Anche in questo caso, la maggior parte delle fuoriuscite e’ stata imputata ad atti di sabotaggio e furto.

“Negli ultimi anni, in Nigeria, il numero di fuoriuscite segnalate e causate dall'operato di Eni e’ stato quasi il doppio rispetto a quello imputato a Shell, sebbene quest'ultima occupi un'area maggiore. Il volume di barili sversati nel paese a causa di atti di sabotaggio e furto continua a sembrare incredibilmente elevato. Un cosi’ grande numero di fuoriuscite, qualunque sia la causa, e’ imperdonabile per un operatore responsabile” – ha dichiarato Rufini.

Eni ha inoltre reso noto che "sta testando tecniche innovative mirate a migliorare l'individuazione precoce delle fuoriuscite dalle tubazioni (uso di fibre ottiche, idrofoni) e a disincentivare le attivita’ di furto del petrolio (uso di barriere chimiche/meccaniche)". Sebbene l'impegno all'azione di Eni sia benvenuto, Amnesty International Italia resta preoccupata per la circostanza che un'azienda che ha visto quasi 500 fuoriuscite in soli nove mesi del 2013 e gia’ 56 nei primi due mesi del 2014 non abbia ancora intrapreso azioni per fermare significativamente le fuoriuscite di petrolio.

“Indagare sulle fuoriuscite di petrolio nel delta del fiume Niger e’ un importante questione di diritti umani” – ha ricordato Rufini. “L’inquinamento causato negli ultimi 50 anni dalle aziende petrolifere presenti sul territorio, tra cui Shell, Total e la stessa Eni, ha contaminato il suolo, l’acqua e l’aria del delta del Niger contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all’acqua, nonche’ del diritto a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro. Le persone colpite sono centinaia di migliaia, in particolare i piu’ poveri e coloro che dipendono dai mezzi di sussistenza tradizionali, come pesca e agricoltura”.
 
La pubblicazione su Internet delle informazioni relative alle indagini sulle fuoriuscite di petrolio, cosi’ come fatto da Eni, permette sicuramente una maggiore possibilita’ di condurre una revisione indipendente dei dati pubblicati e di ridurre quindi la possibilita’ di cattive pratiche. Sebbene Eni abbia intrapreso questo passo positivo, Amnesty International Italia ritiene necessario che siano poste in essere ulteriori forti misure per garantire che le informazioni fornite siano attendibili e possano essere verificate in maniera indipendente.

“Rendere pubblici i dati delle fuoriuscite di petrolio e delle relative operazioni per porvi rimedio e bonificare la zona, dimostrerebbe una chiara assunzione di responsabilita’ e permetterebbe a Eni di essere maggiormente trasparente nei confronti della comunita’ nigeriana cosi’ come dei suoi azionisti” – ha proseguito Rufini. “Per questo Amnesty International Italia continuera’ a monitorare il sito Internet di Naoc Sustainability, offrendo raccomandazioni per sviluppare ulteriormente questo strumento”.  

La salvaguardia dei diritti umani, nel delta del fiume Niger, deve venire prima del profitto economico. Per questo, Amnesty International Italia ha rivolto una serie di richieste alla compagnia:

1. entro quando Eni intende pubblicare sul sito internet Naoc Sustainability tutti i report delle Joint investigation visit, comprensive di fotografie e video relativi dal 2000 ad oggi assicurando che le fotografie siano nitide e che forniscano elementi di prova verificabili della causa e dell'area interessata e che i video possano garantire verifiche indipendenti sul flusso di petrolio in fuoriuscita quando ha avuto luogo la Joint investigation visit e pubblicando le informazioni su come e quando e’ stato arrestato o isolato il flusso di petrolio;
2. entro quando Eni intende pubblicare tutte le procedure di clean-up intraprese per tutti gli sversamenti che hanno avuto luogo dal 2000 sino ad oggi.
3. entro quando Eni intende migliorare concretamente i controlli di sicurezza alle infrastrutture petrolifere per evitare sabotaggi e furti, nonche’ impegnarsi ad adottare la tecnologia migliore a disposizione per evitare fuoriuscite nel delta del Niger.
4. quali sono i rapporti economici, politici, tecnici, operativi e d’intelligence tra Eni e l’operazione “Pulo Shield” delle forze di sicurezza nigeriane, accusata di gravi violazioni dei diritti umani delle popolazioni del delta del Niger.
5. quali iniziative sono state prese nei confronti delle comunita’ locali, della societa’ civile e delle autorita’ tradizionali, per risolvere o contenere, con metodi innovativi, i problemi legati al bunkering e alla limitazione dell’accesso alla zona per i team tecnici di Eni?  

Durante l’Assemblea generale di Eni, l’amministratore delegato Paolo Scaroni ha fornito alcune prime risposte, basate principalmente sulle informazioni gia’ pubblicate sul sito della compagnia nella risposta scritta alle domande pervenute prima dell’Assemblea da parte di Amnesty International Italia.

Amnesty International Italia intende quindi richiedere un approfondimento delle importanti tematiche sollevate - che esulano dalla pubblicazione delle date degli sversamenti sul citato sito Internet - e auspica che questo possa essere fatto al piu’ presto in un incontro con i neo-nominati vertici di Eni.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                
Roma, 8 maggio 2014

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it

giovedì 8 maggio 2014

Arresto di Claudio Scajola: ironia su Twitter

Arresto di Claudio Scajola: ironia su Twitter
http://bit.ly/SDtB37
Arresto Scajola: ironia su Twitter, Foto 1, Il mondo della Rete ha commentato il fermo dell'ex ministro dell'Interno., 128934
Lettera43.it

RICORDARE EMANUELA LOI (CON PAOLO BORSELLINO)

‪#‎EmanuelaLoi‬ aveva appena 24 anni quando è morta e ce li ha ancora, nella nostra memoria, che è anche e soprattutto la memoria del Paese che insegue la verità da 22 anni. Una verità che non può più aspettare e che io non mi stancherò di cercare. Lo devo, e lo dobbiamo a ‪#‎PaoloBorsellino‬, a Emanuela, Claudio, Vincenzo, Walter e Agostino, lo dobbiamo ad un Paese che guardando al passato oggi ’non può’ e’non deve’ permettersi di abbassare la testa ma deve tenere la schiena dritta e camminare, guardando in faccia il presente e andando incontro al futuro; solo così le idee, i valori per cui sono morti Paolo, Giovanni e tanti altri, saranno sempre vivi camminando sulle nostre gambe. Rita Borsellino (La targa della scuola Chiabrera intitolata oggi ad Emanuela Loi a Genova)

mercoledì 7 maggio 2014

Vestiti per i profughi siriani offerti dai grossisti cinesi di Sarpi

un bel segnale a razzisti e intolleranti....
 
Appello da via Aldini: «Portate tutine e latte per neonati». Associazioni e comuni...
milano.corriere.it