ROSA BALISTRERI

“Rosa ha subito violenze dal padre, dal marito, dal prete. Rosa che, per mantenere la figlia, andò a lavorare in vetreria, raccoglieva lumache, fichi, verdure, salava le sarde al mercato. Rosa che ha visto uccidere la sorella, che ha vissuto il dolore in un padre impiccato. Rosa che ha amato il pittore Manfredi, che è stata verseggiata dal poeta Ignazio Buttitta. Che ha conosciuto Guttuso. La stessa Rosa che è stata scoperta a Firenze da Dario Fo che, conoscendola, ha trovato la Sicilia. Rosa Balistreri che ha imparato dai cantastorie, dalla musica popolare e quindi dai contadini, dai carcerati, dai poveri. Rosa in galera per aver pugnalato un marito che ha giocato a carte il corredo della figlia. Rosa che si vendica della violenza subita dal prete, rubando le offerte in chiesa. Rosa che vuole partecipare al Festival di Sanremo e ne viene esclusa, forse perché scomoda nelle sue pesanti verità in musica. Rosa Balistreri che ha sublimato il suo dolore trasformandolo in arte.”
 

La svolta cattiva


dal Blog di Civati

 La svolta cattiva

In attesa di conoscere l'entità delle coperture dei tagli promessi per abbassare le tasse e la quota di debito pubblico che aumenteremo per lo stesso motivo, siamo finalmente nelle condizioni di commentare il testo sul lavoro, che fa segno al mitico Jobs Act (acronimo ripreso in modo un po' impreciso dalle politiche di Obama).
E purtroppo, come già per la riforma elettorale, unico parziale risultato di questa nuova stagione, ci sono molte ragioni per dichiararsi perplessi e per cercare di cambiare profondamente in Parlamento la linea che il governo ha deciso di seguire. 
Lo spiega molto bene Gianni Principe, come già Andrea Ranieri e lo stesso Tito Boeri, considerato (anche da me, per altro) un modello da seguire (fino a qualche settimana fa, perché poi le «tutele crescenti» sono andate a farsi benedire):
La semplificazione che ha preso corpo non riduce il numero dei contratti in essere, non li sfronda per dare nuovamente un ruolo centrale al contratto a tempo indeterminato.
Quello che viene reso più semplice è il modo di eludere il ricorso a quel tipo di contratto, definito “normale” dalle direttive europee (tradotte, quelle sì, in tutte le lingue dell'Unione).
1) Viene reso più semplice il modo di godere di sgravi contributivi sui neo-assunti pagandoli il 35% della paga contrattuale.
Finora tutto ciò era complicato da un'incombenza molto pesante, una regola incomprensibile all'estero: si doveva erogare formazione al giovane neo-assunto, perfino di tipo teorico, perfino fuori del luogo di lavoro, perfino in base a un piano formale, messo per iscritto.
Questo gravame, definito come apprendistato, è stato finalmente abrogato, se non altro per dimostrare alla Germania, dove ancora vige questo sistema come modo generalizzato di ingresso al lavoro, che sappiamo fare riforme molto più moderne di quelle di cui loro sono capaci.
2) Il contratto a termine viene ulteriormente liberalizzato, per tre anni niente causali e proroghe a piacimento.
Su questo, basti dire che l'Italia è già ora il Paese in cui il mercato del lavoro è più mobile e meno regolamentato, come dimostra lo studio comparato illustrato da Michele Raitano.
Gli effetti negativi non sono solo quelli, del tutto evidenti, di ordine sociale, che tutto il Pd, almeno sulla carta, combatte portando avanti la bandiera della lotta alla precarietà.
C'è anche un effetto nefasto sulla competitività delle imprese, tenute sul mercato anche quando non raggiungono i livelli marginali di efficienza, grazie al sotto-salario (e all'illegalità). Consentendo loro di non investire, e di non ammodernare processi e prodotti si perpetua il ritardo di una fetta sempre più ampia del nostro sistema produttivo.
C'era chi aspettava questa riforma da anni. Ci aveva provato una dozzina d'anni fa il duo Maroni-Sacconi ma non avevano convinto i sindacati (e il prof. Marco Biagi non era d'accordo).
Ci ha riprovato Sacconi da Ministro ma non ha fatto in tempo e alla Fornero è sembrata una mossa troppo azzardata.
Era questa la svolta buona che dovevamo aspettarci?

ILARIA E MIRAN A VENTI ANNI DALL'ASSASSINIO

Rimborsopoli, così la busta di Boni lievitò fino a 35mila euro

Le prove nell’inchiesta sui rimborsi pazzi per l'ex presidente del Consiglio regionale. «Abitava a Milano ma per 9 anni intascò i soldi dei viaggi da Sabbioneta al Pirellone»

Una busta paga che nel gennaio di tre anni fa raggiungeva i 35mila euro e rotti. Soldi percepiti truccando le carte e gonfiando i rimborsi: avrebbe finto, sostengono gli investigatori, di abitare ancora nel paese natale, Breda Cisoni, vicino a Sabbioneta e non invece a Milano. Un pugno in faccia a chi sconta i costi della crisi. Un doppio pugno in faccia, visto che si tratta di soldi pubblici e a versare la busta paga all’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, era la Regione Lombardia, la stessa che per necessità di revisione di spesa è costretta a tagliare personale sanitario e posti letto ospedalieri. Ora, a qualche giorno dalla chiusura dell’inchiesta della Procura di Milano nei confronti di 55 ex consiglieri regionali lombardi, nove ex assessori e un collaboratore, accusati di peculato per le spese pazze rimborsate dal Pirellone, emergono nuovi particolari, in particolare la busta paga di Boni, pubblicata mercoledì dal quotidiano La Repubblica.
I soldi pubblici intascati illecitamente dagli amministratori del Pirellone ammontano, secondo le carte dell'inchiesta, a quasi tre milioni e mezzo di euro. Di questa montagna di denaro sparito Davide Boni avrebbe intascato in modo giudicato illegittimo 32mila euro, tutti in buoni benzina. Questo nell’arco di nove anni, tra il 2003 e il 2011. Il trucco, sempre secondo i magistrati della Procura milanese, era di far risultare la residenza nel Mantovano ed essere così costretto a percorrere ogni giorno quasi 300 chilometri in andata e ritorno tra Sabbioneta e Milano. In realtà le cose non andavano così, secondo gli agenti di polizia giudiziaria che, tra le prove raccolte, hanno anche interpellato la portiera dello stabile milanese dove l'esponente leghista abita da anni, in zona tribunale, che è di proprietà della moglie. A quanto pare la testimonianza è stata molto precisa: la portiera ha ricordato che dal 2003 Boni «usciva tutte le mattine alle 8 e dieci con la moglie e il figlio. Era molto gentile, mi salutava sempre chiamandomi per nome...».
Nella busta paga del gennaio 2011, Boni aveva insomma percepito - assieme al normale mensile - anche un arretrato di rimborso spese di trasporto di ben 12.900 euro. Aggiunto alle altre voci del compenso danno luogo alla sproporzionata cifra di 35mila euro. Nelle Rimborsopoli milanese altri due nomi mantovani: l’ex consigliere regionale leghista Claudio Bottari e l’ex assessore alla digitalizzazione (Pdl) Carlo Maccari.

da  http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/03/20/news/rimborsopoli-cosi-la-busta-di-boni-lievito-fino-a-35mila-euro-1.8887611

21/3 Giornata mondiale contro il razzismo la Brianza risponde. Corteo a Seregno e Desio



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Giornata mondiale contro il razzismo la Brianza risponde. Corteo a Seregno e Desio

SI AVVICINA LA VERITA' SULLA MORTE DI ILARIA ALPI






 










Ce l’abbiamo fatta! Proprio oggi che ricorre ilventesimo anniversario della uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Sesa Amici ha annunciato che il Governo ha avviato le procedure per la desecretazione dei documenti che riguardano il caso.  

Ringraziamo pertanto quanti, a cominciare dalla Presidente della Camera Laura Boldrini alla Ministro degli Esteri Federica Mogherini hanno mostrato in queste ore una straordinaria sensibilità umana e civile su questa vicenda.

Ma il ringraziamento più grande va a quanti hanno sottoscritto la petizione su Change.org per la verità sul caso Alpi-Hrovatin. Grazie a te e ai 68mila firmatari, a partire da oggi riusciremo a conoscere il contenuto di migliaia di dossier e documenti, i quali potrebbero dare informazioni utili e inedite per giungere alla verità su questa vicenda. Ci auguriamo che questa sia l’occasione per il Governo per cominciare ad aprire alcuni dei troppi "armadi della vergogna" che hanno inquinato ed inquinano la vita della Repubblica. 

Ancora una volta abbiamo dimostrato che quando siamo in tanti a chiederlo le cose possono cambiare.

Stefano Corradino e Beppe Giulietti

Un medico monzese smaschera la truffa della Roche

Parla il medico monzese che ha smascherato il "trucco" del colosso Roche: "L'ho fatto per tutelare 100mila malati"

DISCARICHE ABUSIVE IN ITALIA

In cinque anni sono state sequestrate 299 discariche abusive di rifiuti elettronici (RAEE). Dagli apparecchi vengono estratti illegalmente i metalli riutilizzabili, il resto (sostanze nocive comprese) viene interrato o abbandonato.
Servono più controlli, ma anche un sistema di raccolta che faciliti chi vuole fare le cose per bene.

[leggi il dossier "I pirati dei RAEE" qui ->http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/i-pirati-dei-raee]

FILIPPINE: UCCISO UN PRODUTTORE DEL COMERCIO EQUO E SOLIDALE


TORTURE AL G8 - LICENZIATO IL MEDICO