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DIRITTI UMANI IN ARABIA SAUDITA
Un poète, Ashraf Fayadh, condamné à mort pour apostasie en Arabie Saoudite
Posted by Ezio Savasta on Domenica 22 novembre 2015
ELEZIONI ARGENTINE: IL COMMENTO DI ALFREDO SOMOZA
Il mio commento per Radio Popolare
Posted by Alfredo Luis Somoza on Domenica 22 novembre 2015
Yitzhak Laor : Israele verso il totalitarismo e il nazionaliismo
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina: Yitzhak Laor : Israele verso il totalitarismo e i...: Kadima è un disastro per la democrazia. Il totalitarismo che sta prendendo il sopravvento nella nostra vita - che ha per lo più carattere...
INTERVISTA ALL'IMAM DI MONFALCONE
merita di essere ascoltata! Paolo
L'intervista dell'imam di Monfalcone che fa il giro del web in Italia, più di 4 milioni di visualizz
L'intervista dell'imam di Monfalcone che fa il giro del web in Italia, più di 4…
BLADI24.COM|DI BLADI24
NAGA: continuiamo a investire sull'accoglienza
I fatti di Parigi ci lasciano senza parole e siamo consapevoli che non ci sono soluzioni immediate.
Ma allo stesso tempo siamo convinti che sia necessario continuare a credere nel valore dell'accoglienza.
E continuare a dire: Benvenuti.
Guarda il video: clicca qui o sulla foto o sulla nostra pagina Facebook
Ma allo stesso tempo siamo convinti che sia necessario continuare a credere nel valore dell'accoglienza.
E continuare a dire: Benvenuti.
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CAPIRE LA CRISI SIRIANA IN 15 SEMPLICI MAPPE (VERSIONE ITALIANA)
La versione italiana di questo video che sta facendo il giro del mondo.
Posted by Gianfranco Bobi Mascia on Venerdì 20 novembre 2015
LA SAUDI CONNECTION
Sergio Mazzarino (pagina FB)
ATTENTI A QUEI "DUE"
Da una parte Famiglia Cristiana e il Sole 24 Ore ... dall'altra Emergency, Dario Fo, la Fiorella Mannoia, ecc (che io definirei "liberi pensatori"). Ecco il fatto strano è che, nella sostanza, risultano convergenti nell'analisi sui recenti atti di terrorismo e sulle loro cause mentre la solita disinformazione mediatica e politica cerca di scatenare gli istinti più bassi di odio e di intolleranza nella popolazione.
METAL SYRIEN EN EXILE
Metal syrien en exilNous avons rencontré un couple de jeunes syriens de la scène rock metal de Homs. Ils nous racontent la route de l'exil jusqu'en Europe. Un voyage "trash" qu'ils ont filmé avec leur smartphone!
Posted by Nouvo on Martedì 13 ottobre 2015
BRUXELLISTAN?
il titolo, poco serio, è mio. Le considerazioni (molto serie) sono di Tahar Lamri cui chiedo l'autorizzazione a saccheggiare sovente la sua pagina facebook
Quando, il 26 agosto 2003, il presidente americano George W. Bush disse: "ci attaccano perché detestano i nostri valori. Ci attaccano per quel che siamo, non per quel che facciamo in Palestina, in Iraq o nel mondo musulmano." Osama Bin Laden gli rispose con un'ironia tutta sua: "se fosse davvero così e se fossimo nemici dei valori o della democrazia, avremmo attaccato la Svezia."
Mi è venuto in mente questo scambio leggendo articoli sul quartiere di Bruxelles, Molenbeek, ora sotto tutti i riflettori. Da Molenbeek, lo ricordavo qui qualche giorno fa, sono partiti i terroristi per assassinare Ahmed Shah Massoud, nemico giurato dei talebani, nel lontano 2001 (due giorni prima degli attentati dell'11 settembre). Da quel quartiere sono partiti almeno due terroristi per compiere gli attentati di Madrid nel 2004. L'assalto al Museo Ebraico di Bruxelles nel 2014 è partito da lì e così pure il giovane che stava per compiere una strage sul treno Bruxelles-Parigi veniva da lì. Le armi dei terroristi dell'attacco a Charlie-Hebdo vengono da lì.
Collegamenti con i Shebab somali, centrali di fabbricazione di documenti falsi, reti di reclutamento per l'Iraq e la Siria. Bruxelles, dal 2001, ha preso il posto di Londra, chiamata Londosnistan per il ruolo nel reclutamento di jihadisti per l'Afganistan e, negli anni '90, per il terrorismo in Algeria. E in tutto questo tempo, nessuno ha mai visto niente.
Durante tutti questi anni, sociologi in cerca di formulette vincenti, filosofi smarriti, finti esperti televisivi, neo-orientalisti che masticano qualche parola in arabo e capiscono tutto e spiegano tutto (e non cito di proposito i politici) insistentemente hanno concentrato il dibattito attorno alla solubilità o meno dell'islam in democrazia, alla cosiddetta integrazione, ai cosiddetti valori. In altre parole a quel "ci detestano per quel che siamo".
Mi è venuto in mente questo scambio leggendo articoli sul quartiere di Bruxelles, Molenbeek, ora sotto tutti i riflettori. Da Molenbeek, lo ricordavo qui qualche giorno fa, sono partiti i terroristi per assassinare Ahmed Shah Massoud, nemico giurato dei talebani, nel lontano 2001 (due giorni prima degli attentati dell'11 settembre). Da quel quartiere sono partiti almeno due terroristi per compiere gli attentati di Madrid nel 2004. L'assalto al Museo Ebraico di Bruxelles nel 2014 è partito da lì e così pure il giovane che stava per compiere una strage sul treno Bruxelles-Parigi veniva da lì. Le armi dei terroristi dell'attacco a Charlie-Hebdo vengono da lì.
Collegamenti con i Shebab somali, centrali di fabbricazione di documenti falsi, reti di reclutamento per l'Iraq e la Siria. Bruxelles, dal 2001, ha preso il posto di Londra, chiamata Londosnistan per il ruolo nel reclutamento di jihadisti per l'Afganistan e, negli anni '90, per il terrorismo in Algeria. E in tutto questo tempo, nessuno ha mai visto niente.
Durante tutti questi anni, sociologi in cerca di formulette vincenti, filosofi smarriti, finti esperti televisivi, neo-orientalisti che masticano qualche parola in arabo e capiscono tutto e spiegano tutto (e non cito di proposito i politici) insistentemente hanno concentrato il dibattito attorno alla solubilità o meno dell'islam in democrazia, alla cosiddetta integrazione, ai cosiddetti valori. In altre parole a quel "ci detestano per quel che siamo".
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