Voglio ricordare Eizik Magda, vittima dell'Olocausto
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Per il ministro della salute della Lituania, l’eutanasia è la soluzione per i poveri
Questo mostro è il ministro di un paese membro UE.
Il ministro della salute della Lituania, Rimante Salaseviciute, entrata in carica lo scorso luglio ha dichiarato in un'intervista…
TICINOLIVE.CH
NEWS DA RADIOPOPOLARE
Grazie per l'ascolto!
Annullato incontro con Liliana Segre
Per indisposizione dell'autrice è rinviata a data da destinarsi la presentazione del libro di Liliana Segre e Daniela Palumbo: “Fino a quando la mia stella brillerà” previsto per giovedì 22 gennaio.
Popogusto!
Sabato 24 gennaio Popogusto vi aspetta dalle 10 alle 17 all'Arci Bellezza in Via Bellezza 16 (filovia 90-91; tram 9-24).
Come sempre si può pranzare comodamente seduti al caldo e gustare i piatti realizzati con i prodotti in vendita. Questa settimana i ravioli e i casoncelli di BioandFood. Popogusto sarà in onda sabato dalle 12,20 alle 13,00 con Marco Di Puma, Renato Scuffietti.
Concerto Lucio Corsi
Venerdì 23 gennaio nell'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare ospitiamo un musicista giovane e promettente. Si chiama Lucio Corsi, e in questi giorni è uscito il suo primo disco, "Altalena Boy/Vetulonia Dakar", con la produzione artistica di Fede Dragogna. Venite a scoprirlo con questo concerto, come sempre per partecipare basta prenotarsi allo 02.39241409, poi l'ingresso è libero!
Pop Up a tutta birra!
Venerdì 23 gennaio dalle 22.30 Pop Up trasmetterà dalle botti del Birrificio di Lambrate di Via Golgi a Milano.
I conduttori della trasmissione Andrea Frateff-Gianni e Alberto Nigro propongono come tema della serata la storia del punk tra creste, spille da balia e boccali di birra.
Ospiti della puntata saranno Marco Philopat e Giulio Squillaciotti che racconteranno le differenze e le similitudini tra il punk milanese e quello romano.Il live musicale della seconda parte, il Pop-Up Show, sarà affidato a Paolo Saporiti.
Novità per Crapapelata!
Dal prossimo 25 gennaio, la storica trasmissione per bambini, Crapapelata, non andrà più in onda alle 9 della domenica mattina, madalle 15,35 alle 16,30 dello stesso giorno!
Il suo desiderio è che la domenica pomeriggio la radio si riempia di bambini, genitori, nonni, zii, ecc. Due o più volte al mese, infatti,Crapapelata proporrà durante e dopo la trasmissione, spettacoli teatrali, concerti, laboratori creativi , feste e merende pop.
Nelle domeniche in cui non sono previsti spettacoli, la trasmissione andrà in onda ospitando, come sempre i bambini che vorranno partecipare e tutti quelli che hanno a cuore il mondo dei più piccoli: scrittori, musicisti, insegnanti e chi più ne ha più ne metta!
Il primo appuntamento è per domenica 25 gennaio alle 15,30 nell’Auditorium di RP, in via Ollearo, 5, con la Compagnia teatrale Ditta Gioco Fiaba, che presenterà lo spettacolo IL GIGANTE BLU. L’in! gesso è libero fino a esaurimento dei 99 posti dell’Auditorium.
Il programma delle domeniche pomeriggio sarà pubblicato anche sul sito della radio e sulla pagina facebook di Crapapelata.
Son tornate le Oche!
Il 23 gennaio comincia "Le Oche" la trasmissione settimanale sulla ricerca in onda tutti i venerdì dalle 13 alle 13.30, a cura Sylvie Coyaud, con l’aiuto di Fabrizio Bettati e altri volontari, scienziati e aspiranti tali.
Menu della prima puntata: buone e cattive intenzioni della rubrica, attualità scientifica e formaggio (di bufala).
Per proposte e suggerimenti scrivete a oche@radiopopolare.it
Girasoli a colazione
"I girasoli" l'appuntamento di Radio Popolare con le Arti Visive curato da Tiziana Ricci si dà una sveglia: da domenica 25 gennaiosi sposta dalla tarda mattinata alle 9.00 per darvi tante idee su quello che non potete perdervi.
Molto lavoro per nulla
Domenica primo febbraio parte Molto lavoro per nulla- Storie di Vite precarie - la nuova trasmissione di Radio Popolare che racconta il mondo del lavoro attraverso le storie che Farneto Teatro ha raccolto in giro per l'Italia.
Molto lavoro per nulla porta alla radio, attraverso le voci di giovani attori e musicisti, il mondo del lavoro e le sue contraddizioni: quello dei giovani, delle donne, il lavoro che c'è, quello che manca e quello che non si vede: racconti di lavoro e non lavoro, aspirazioni, desideri, esperienze di identità e felicità spesso negate.
Molto lavoro per nulla - Storie di Vite precarie - di Chiara Ronzani ed Elisabetta Vergani sarà in onda ogni domenica alle 12.30, per 10 puntate.
L’App!
Facebook RP
Twitter @radiopopmilano
[microbo.net] CALL FOR ARTISTS | IN MEMORY | BERSAGLIO EXPO
microbo.net apre il nuovo anno con due iniziative gratuite rivolte principalmente agli artisti e alle Arti Visive.
La prima iniziativa, IN MEMORY, è legata alla Giornata della Memoria; l’altra, BERSAGLIO EXPO, non poteva che rapportarsi con Expo 2015.
Saremmo felici di averti tra i partecipanti e ti saremmo grati se vorrai aiutarci
a divulgare le iniziative, inoltrando questa mail agli artisti che ritieni meritevoli.
IN MEMORY
LIBERE RIFLESSIONI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELL MEMORIA
MOSTRA VIRTUALE+EBOOK
DEADLINE: 25.01.2015
"L’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità."
L’affermazione di Pablo Picasso ci rimanda ad una riflessione necessaria,
in relazione alla data del 27 gennaio, la giornata della Memoria.
Alla luce anche dei fatti accaduti in questo inizio d’anno,
l’artista ha l’obbligo morale di analizzare e raccontare la realtà,
affinché l’osservatore non cada negli stessi errori e orrori
della storia, non dimentichi e non ripeta.
ArtCafè è uno spazio virtuale d’incontro per Artisti, Fotografi, Fumettisti, Scrittori, ecc…
Si partecipa esclusivamente via mail
RICONOSCIMENTI
Tutti i lavori pervenuti restano online per 100 giorni, fino alla nuova apertura di ArtCafè.
microbo.net si occupa di raggruppare tutto il materiale inviato e creare un ebook liberamente scaricabile in Rete, che resta in permanenza online su microbonet-ArtCafè e sul sito ufficiale di microbo.net
La partecipazione alla mostra virtusle, al catalogo e all’iniziativa è gratuita.
SITO WEB DI RIFERIMENTO
REGOLAMENTO COMPLETO
BERSAGLIO EXPO
L’ARTE DI NUTRIRE IL PIANETA
2 MOSTRE COLLETTIVE+CATALOGO
DEADLINE: 01.05.2015
150 Artisti per migliorare il mondo
150 Progetti per far vivere il pianeta
La partecipazione alle mostre, al catalogo e all’iniziativa è gratuita.
SITO WEB DI RIFERIMENTO
REGOLAMENTO COMPLETO
Non solo Charlie Hebdo

Ci sono tutti gli elementi per credere che le dimensioni drammatiche che riporta la Bbc per il massacro di Baga, nella Nigeria Nord-Orientale siano effettivamente rispondenti alla realtà. E se è così si tratta di una vera e propria carneficina: almeno duemila morti, quasi tutti civili, inseguiti nella boscaglia e uccisi. Altre migliaia fuggiti in Ciad, senza nulla e senza nemmeno assistenza. Tutto ciò è stato compiuto, ancora una volta, da quella famigerata setta Boko Haram che dal 2009 circa terrorizza e tiene a ferro e fuoco lo stato di Borno, di Adamawa e Yobe. - See more at: http://www.buongiornoafrica.it/non-solo-charlie-hebdo/#sthash.ob9yDvkF.dpuf
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Buon compleanno Peppino e Radio 100 passi
5 gennaio diretta non stop dalle 10 alle 20 aperta alla partecipazione del pubblico. Come ogni anno il 5 gennaio festeggiamo il compleanno di Peppino Impastat
100PASSIJOURNAL.INFO
STORIE NASCOSTE. ANTROPOLOGIA E MEMORIA DELL' ESODO ISTRIANO A TRIESTE
ricerca di Stefano Pontiggia
Storie nascoste. Antropologia e memoria dell'esodo istriano a Trieste
recensito da Sandra Busatta
LOS CINCO, ALBERTO GRANADO E...MIA NIPOTE
mia nipote Iris Pilotti Roger Cuesta
che ora vive a Cuba oggi è stata all'Avana a un incontro per la
liberazione dei "Cinque di Miami" (su cui aveva fatto la tesi) e loro
l' hanno riconosciuta e chiamata per nome e cognome davanti a tutti.
Grande emozione!
Intanto ricordiamo con affetto Alberto Granado, il mitico compagno di viaggio del Che ("I diari della motocicletta") che è stato testimone di nozze di Iris e Roger
Grande emozione!
Intanto ricordiamo con affetto Alberto Granado, il mitico compagno di viaggio del Che ("I diari della motocicletta") che è stato testimone di nozze di Iris e Roger
Parla la figlia di Giuseppe Pinelli
“L’impegno di mio padre e la violenza del potere”. Parla la figlia di Giuseppe Pinelli
Su MicroMega:
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“Dalla
lotta partigiana al movimento anarchico e alla non violenza, Pino era
un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di
profondi cambiamenti. Con la sua tragica morte è diventato un simbolo
dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere”.
Claudia Pinelli ricorda il padre Giuseppe, volato da una finestra della
Questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969.
di Laura Tussi, da peacelink.it
Il
ricordo di tuo padre è stato un punto fermo nella vita della famiglia
Pinelli. Quali sono le parole più significative e gli ideali più alti
che la sua memoria ti ha trasmesso?
Il suo ricordo sicuramente è un punto fermo nella nostra famiglia e abbiamo dovuto testimoniarlo innumerevoli volte, ma la memoria sua e di quello che accadde appartiene a tutta la società civile.
Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Aveva dato il suo contributo, giovanissimo, alla lotta partigiana, come staffetta, maturando dall’esperienza della guerra il rifiuto per qualsiasi autoritarismo. Aveva letto moltissimo, forgiato il suo pensiero con i classici del pensiero anarchico, studiato l’esperanto credendo veramente che una lingua comune avrebbe fatto cadere le barriere tra i popoli, era impegnato nel movimento anarchico, nel sindacato di base, nel pacifismo e nella non violenza. Faceva da tramite tra persone di generazioni e ideologie differenti, sempre aperto al dialogo e al confronto. E aveva una moglie che amava e due figlie. Poi la strage di Piazza Fontana, la sua orrenda morte, la sua immagine che esce deformata dalle dichiarazioni di quegli stessi responsabili del suo fermo illegale e dell’interrogatorio che stava subendo quella notte quando precipitò dalla finestra al quarto piano della questura.
Pino è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere. Lui era una persona positiva e ha insegnato a noi e non solo a noi, l’importanza dell’impegno in prima persona.
“Anarchia è responsabilità e ragionamento: non è violenza”. Con quali modalità e azioni tuo padre credeva nell’obiezione di coscienza e nel disarmo?
Quella che riporti è una frase dell’ultima lettera che mio padre scrisse e diventa ancora più significativa pensando che lo fece proprio nel pomeriggio del 12 dicembre 1969.
Pino aveva studiato l’esperanto, lingua che aveva imparato molto bene e che avrebbe voluto insegnare. Con questo strumento comunicava con persone di ogni parte d’Europa, che ospitava anche a casa. Era entrato in contatto con le idee che infiammavano quegli anni, con la contestazione giovanile, con i movimenti contro la guerra del Vietnam e con la sua capacità di dialogo divenne tramite tra generazioni differenti E’ stato tra i primi a organizzare incontri pubblici dedicati al tema dell’antimilitarismo insieme a obiettori di coscienza che vennero incarcerati per il loro rifiuto di indossare una divisa. Partecipò e organizzò marce per la pace, indisse manifestazioni e comizi per l’obiezione di coscienza, il pacifismo e la nonviolenza. Sostenne la stampa e la diffusione dei primi numeri di “Mondo Beat”, giornale che illustrava l’importanza della nonviolenza e la necessità del pacifismo
C’è una bellissima testimonianza di Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia, che a poche ore dalla morte di Pino scrisse una lettera che rese pubblica in cui ricorda mio padre con queste parole:
“Conosceva, e non per sentito dire, movimenti e gruppi che si ispiravano alla nonviolenza e voleva discutere con me sulle possibilità che la nonviolenza diventasse strumento d’azione politica e l’obiezione di coscienza stile di vita, impegno sociale permanente. Io gli parlavo di società basata sull’egoismo istituzionalizzato, di disordine costituito, di lotta di classe e lui mi riportava oltre le formule, alla radice dei problemi, incrollabile nella sua fede nell’uomo e nella necessità di edificare l’uomo nuovo, lavorando dal basso. Poi ci vedemmo in molte altre occasioni e i punti fermi della nostra amicizia divennero don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, due preti scomodi, che hanno lasciato il segno e non solo nella chiesa….Viveva del suo lavoro, povero come gli uccelli dell’aria, solido negli affetti, assetato di amicizia, e gli amici li scuoteva con la sua inesauribile carica umana… Si è sempre battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate: lui, ateo, aiutava i cristiani a credere (e lo possono testimoniare tanti miei amici cattolici); lui operaio, insegnava agli intellettuali a pensare, finalmente liberi da schemi asfittici. Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali, nelle `rivoluzioni’ che lasciano gli uomini come prima. Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno, era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie che riempiono la testa ma lasciano vuoto il cuore. Stavo bene con lui, anche per questo.”
In qualità di testimone degli eventi, come ti poni nei confronti del pensiero socialista e libertario del grande Partigiano e Padre Costituente Stéphane Hessel che ha lanciato appelli di pace per la nonviolenza e per il disarmo nucleare totale? In che modo tuo padre avrebbe attuato e condiviso tali idee?
Il mio essere testimone degli eventi è marginale rispetto al ruolo avuto da mia mamma Licia, una persona meravigliosa che è diventata roccia per noi e per lui quando tutto il nostro mondo è andato in frantumi. E di tutte quelle persone che ci sono rimaste vicine e ancora lo sono, con estremo coraggio in situazioni anche molto difficili. Da quello che io conservo di mio papà e da quello che mi hanno raccontato di lui credo si sarebbe avvicinato con curiosità e interesse alle idee di Stephane Hessel cercando di valutare e di capire, come faceva per tutte le idee e le cose che lo stimolavano, ma non mi posso permettere di parlare per lui, di dire come avrebbe agito o anche se avrebbe condiviso tali idee. Nessuno di noi è lui.
Un messaggio alle generazioni presenti e future “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi.
Non bisogna accettare in maniera passiva le verità ufficiali, bisogna sempre cercare e essere critici, mantenendo viva la capacità di indignarsi. La memoria deve essere come un filo di luce puntato implacabilmente sul passato perché mantenendo viva l’attenzione, la ricerca, la comprensione di quello che è stato questo potrà essere di insegnamento e monito per il presente e potrà aiutarci a trovare la forza per ribellarsi a chi ci vorrebbe spettatori passivi invece che cittadini che partecipano e scelgono. Solo così si avranno gli strumenti per costruire una società più giusta e più umana.
di Laura Tussi, da peacelink.it
Il suo ricordo sicuramente è un punto fermo nella nostra famiglia e abbiamo dovuto testimoniarlo innumerevoli volte, ma la memoria sua e di quello che accadde appartiene a tutta la società civile.
Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Aveva dato il suo contributo, giovanissimo, alla lotta partigiana, come staffetta, maturando dall’esperienza della guerra il rifiuto per qualsiasi autoritarismo. Aveva letto moltissimo, forgiato il suo pensiero con i classici del pensiero anarchico, studiato l’esperanto credendo veramente che una lingua comune avrebbe fatto cadere le barriere tra i popoli, era impegnato nel movimento anarchico, nel sindacato di base, nel pacifismo e nella non violenza. Faceva da tramite tra persone di generazioni e ideologie differenti, sempre aperto al dialogo e al confronto. E aveva una moglie che amava e due figlie. Poi la strage di Piazza Fontana, la sua orrenda morte, la sua immagine che esce deformata dalle dichiarazioni di quegli stessi responsabili del suo fermo illegale e dell’interrogatorio che stava subendo quella notte quando precipitò dalla finestra al quarto piano della questura.
Pino è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere. Lui era una persona positiva e ha insegnato a noi e non solo a noi, l’importanza dell’impegno in prima persona.
“Anarchia è responsabilità e ragionamento: non è violenza”. Con quali modalità e azioni tuo padre credeva nell’obiezione di coscienza e nel disarmo?
Quella che riporti è una frase dell’ultima lettera che mio padre scrisse e diventa ancora più significativa pensando che lo fece proprio nel pomeriggio del 12 dicembre 1969.
Pino aveva studiato l’esperanto, lingua che aveva imparato molto bene e che avrebbe voluto insegnare. Con questo strumento comunicava con persone di ogni parte d’Europa, che ospitava anche a casa. Era entrato in contatto con le idee che infiammavano quegli anni, con la contestazione giovanile, con i movimenti contro la guerra del Vietnam e con la sua capacità di dialogo divenne tramite tra generazioni differenti E’ stato tra i primi a organizzare incontri pubblici dedicati al tema dell’antimilitarismo insieme a obiettori di coscienza che vennero incarcerati per il loro rifiuto di indossare una divisa. Partecipò e organizzò marce per la pace, indisse manifestazioni e comizi per l’obiezione di coscienza, il pacifismo e la nonviolenza. Sostenne la stampa e la diffusione dei primi numeri di “Mondo Beat”, giornale che illustrava l’importanza della nonviolenza e la necessità del pacifismo
C’è una bellissima testimonianza di Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia, che a poche ore dalla morte di Pino scrisse una lettera che rese pubblica in cui ricorda mio padre con queste parole:
“Conosceva, e non per sentito dire, movimenti e gruppi che si ispiravano alla nonviolenza e voleva discutere con me sulle possibilità che la nonviolenza diventasse strumento d’azione politica e l’obiezione di coscienza stile di vita, impegno sociale permanente. Io gli parlavo di società basata sull’egoismo istituzionalizzato, di disordine costituito, di lotta di classe e lui mi riportava oltre le formule, alla radice dei problemi, incrollabile nella sua fede nell’uomo e nella necessità di edificare l’uomo nuovo, lavorando dal basso. Poi ci vedemmo in molte altre occasioni e i punti fermi della nostra amicizia divennero don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, due preti scomodi, che hanno lasciato il segno e non solo nella chiesa….Viveva del suo lavoro, povero come gli uccelli dell’aria, solido negli affetti, assetato di amicizia, e gli amici li scuoteva con la sua inesauribile carica umana… Si è sempre battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate: lui, ateo, aiutava i cristiani a credere (e lo possono testimoniare tanti miei amici cattolici); lui operaio, insegnava agli intellettuali a pensare, finalmente liberi da schemi asfittici. Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali, nelle `rivoluzioni’ che lasciano gli uomini come prima. Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno, era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie che riempiono la testa ma lasciano vuoto il cuore. Stavo bene con lui, anche per questo.”
In qualità di testimone degli eventi, come ti poni nei confronti del pensiero socialista e libertario del grande Partigiano e Padre Costituente Stéphane Hessel che ha lanciato appelli di pace per la nonviolenza e per il disarmo nucleare totale? In che modo tuo padre avrebbe attuato e condiviso tali idee?
Il mio essere testimone degli eventi è marginale rispetto al ruolo avuto da mia mamma Licia, una persona meravigliosa che è diventata roccia per noi e per lui quando tutto il nostro mondo è andato in frantumi. E di tutte quelle persone che ci sono rimaste vicine e ancora lo sono, con estremo coraggio in situazioni anche molto difficili. Da quello che io conservo di mio papà e da quello che mi hanno raccontato di lui credo si sarebbe avvicinato con curiosità e interesse alle idee di Stephane Hessel cercando di valutare e di capire, come faceva per tutte le idee e le cose che lo stimolavano, ma non mi posso permettere di parlare per lui, di dire come avrebbe agito o anche se avrebbe condiviso tali idee. Nessuno di noi è lui.
Un messaggio alle generazioni presenti e future “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi.
Non bisogna accettare in maniera passiva le verità ufficiali, bisogna sempre cercare e essere critici, mantenendo viva la capacità di indignarsi. La memoria deve essere come un filo di luce puntato implacabilmente sul passato perché mantenendo viva l’attenzione, la ricerca, la comprensione di quello che è stato questo potrà essere di insegnamento e monito per il presente e potrà aiutarci a trovare la forza per ribellarsi a chi ci vorrebbe spettatori passivi invece che cittadini che partecipano e scelgono. Solo così si avranno gli strumenti per costruire una società più giusta e più umana.
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