LA "REMIGRAZIONE" E' UNA ASSURDITA' ANCHE PER L' ECONOMIA

HO CHIESTO UN PO' IL PARERE DELL' AI

Ecco la risposta (a mio avviso largamente prevedibile) :

 

 Analisi della Remigrazione nel Contesto Imprenditoriale Italiano

L'idea di remigrazione, così come propagandata da figure come Roberto Vannacci o da frange dell'estrema destra, si scontra frontalmente con la realtà empirica del sistema produttivo italiano. Sebbene esistano imprenditori con inclinazioni politiche conservatrici, la logica del profitto e della sopravvivenza aziendale segue parametri razionali che rendono tale proposta non solo impraticabile, ma percepita come una minaccia esistenziale al PIL.

1. Il Fabbisogno di Manodopera e il Paradosso Demografico

L' Italia è in pieno inverno demografico. Con un tasso di natalità ai minimi storici e una popolazione che invecchia, il mercato del lavoro interno è in contrazione.

  • Settori ad alta intensità di lavoro: In settori come l'agricoltura, l'edilizia e la logistica, la forza lavoro straniera non è un'opzione, ma la colonna portante. Una politica di remigrazione comporterebbe la chiusura immediata di migliaia di aziende che non troverebbero sostituti autoctoni.

  • Il costo della sostituzione: Gli imprenditori sanno che formare un lavoratore ha un costo. L'espulsione di individui integrati nel tessuto produttivo significherebbe distruggere capitale umano già acquisito.

2. La Visione degli Imprenditori: Pragmatismo vs. Ideologia

Per un imprenditore, il lavoratore è un fattore di produzione. La proposta di Vannacci sposta il focus dall'efficienza contrattuale all'appartenenza etnica o culturale, un criterio che non genera dividendi.

  • Confindustria e le quote d'ingresso: Le principali associazioni datoriali (Confindustria, Confagricoltura) chiedono regolarmente un aumento dei flussi regolari, non una loro diminuzione o, peggio, un'inversione. La proposta della "remigrazione" è considerata dalla maggioranza degli industriali come una fantasia antieconomica e propagandistica.

  • L'ostilità al disordine: Gli imprenditori prediligono la stabilità. Processi di rimpatrio di massa genererebbero tensioni sociali, instabilità giuridica e incertezza sui contratti, elementi che mettono in fuga gli investimenti.

3. Valutazione Critica della Proposta

Dobbiamo essere onesti e brutali: l'idea che l'economia italiana possa prosperare rimuovendo una fetta significativa della sua forza lavoro e dei suoi consumatori è economicamente analfabeta.

  • Contrazione dei consumi: Gli immigrati e i loro discendenti non sono solo lavoratori, sono consumatori. La remigrazione ridurrebbe il mercato interno, colpendo la vendita al dettaglio e i servizi.

  • Sostenibilità del debito e delle pensioni: Il sistema previdenziale italiano (sistema a ripartizione) regge grazie al rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. Rimuovere lavoratori giovani e contribuenti netti accelererebbe il default dell'INPS.

4. Il "Bad Idea" Corner

L'idea di legare la permanenza sul territorio a criteri di "compatibilità culturale" arbitrari è una proposta vecchia, già vista in vari nazionalismi del XX secolo, e regolarmente fallita o fonte di disastri economici. Per un imprenditore italiano medio, che deve competere sui mercati globali, queste sono distrazioni che non risolvono i problemi reali:

  1. Costo dell'energia.

  2. Burocrazia soffocante.

  3. Mancanza di competenze tecniche (mismatch tra domanda e offerta).

La remigrazione non affronta nessuno di questi punti; anzi, aggrava il terzo punto eliminando manovalanza disponibile.


Sintesi Tabellare dell'Impatto Teorico

Area d'ImpattoEffetto della Remigrazione (Visione Imprenditoriale)Giudizio di Razionalità
Costo del LavoroAumento drastico dovuto alla scarsità di offerta.Negativo
Continuità ProduttivaRischio chiusura per settori come agricoltura e assistenza.Critico
PianificazioneImpossibile a causa dell'instabilità sociale e normativa.Negativo
Consumi InterniCrollo della domanda aggregata.Negativo

Nota: Mentre una piccola minoranza di micro-imprenditori marginalizzati potrebbe sostenere tali tesi per motivi puramente ideologici o risentimento sociale, il core business dell'Italia (PMI esportatrici e grandi gruppi) vede nella remigrazione un concetto non solo sgradevole, ma tecnicamente assurdo. È una proposta che non trova spazio nei bilanci, ma solo nei comizi.

In conclusione, la proposta di Vannacci è considerata dagli imprenditori come un rumore di fondo politico che ignora le leggi fondamentali della demografia e dell'economia di mercato. È una retorica che si scontra con la necessità quotidiana di trovare qualcuno che faccia funzionare i macchinari o raccolga i prodotti.