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Annullare le leggi che assegnano al cittadino Berlusconi, 40 uomini di scorta, le Audi blindate e le protezioni alle residenze private i cui costi (oltre 3 mln di euro l

Annullare le leggi che assegnano al cittadino Berlusconi, 40 uomini di scorta, le Audi blindate e le protezioni alle residenze private i cui costi (oltre 3 mln di euro l'anno) gravano sui cittadini onesti.

da Maurizio Corte | 119.206 sostenitori
Nonostante il signor Berlusconi Silvio, non sia più Senatore in quanto condannato in via definitiva per frode fiscale, nonostante sia in attesa di altri giudizi pendenti per cui è già stato anche condannato in primo grado a 7 anni di reclusione,...
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ESTER CASTANO PERSEGUITATA PER IL SUO IMPEGNO ANTIMAFIA





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EGITTO: OLTRE 500 CONDANNE A MORTE, PER AMNESTY INTERNATIONAL UNA SENTENZA “GROTTESCA”

COMUNICATO STAMPA                                                                                                 
CS038-2014 

EGITTO: OLTRE 500 CONDANNE A MORTE, PER AMNESTY INTERNATIONAL UNA SENTENZA “GROTTESCA” 

Le condanne a morte di massa emesse il 24 marzo 2014 dal tribunale di Minya sono, secondo Amnesty International, un grottesco esempio delle carenze e della natura selettiva del sistema giudiziario egiziano. 

I 529 imputati, sostenitori di Mohamed Morsi, sono stati condannati a morte per il loro presunto ruolo nelle violenze seguite alla deposizione dell’ex presidente nel luglio 2013. 

“E’ un’enorme ingiustizia. Le condanne a morte devono essere annullate. Emettere cosi’ tante condanne a morte in un singolo processo fa si’ che l’Egitto abbia superato la maggior parte dei paesi per numero di condanne inflitte in un anno” – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Si tratta del piu’ alto numero di condanne a morte emesse simultaneamente negli ultimi anni, non solo in Egitto ma a livello mondiale”. 

“I tribunali egiziani sono solleciti nel punire i sostenitori di Morsi ma ignorano le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza. Mentre migliaia di simpatizzanti dell’ex presidente languono in prigione, non vi sono state indagini adeguate sulla morte di centinaia di manifestanti. Un solo agente di polizia rischia il carcere, accusato della morte di 37 detenuti” – ha aggiunto Sahraoui. 

“Senza un processo indipendente e imparziale che assicuri verita’ e giustizia per tutti, molti si chiederanno se il sistema giudiziario egiziano abbia qualcosa a che fare con la giustizia. In ogni caso, il ricorso alla pena di morte e’ di per se’ ingiusto e le autorita’ egiziane dovrebbero introdurre una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pena capitale” – ha commentato Sahraoui. 

Nonostante le ripetute richieste, anno dopo anno, di Amnesty International, le autorita’ egiziane non rendono noti i dati sulle condanne a morte e sulle esecuzioni. L’organizzazione per i diritti umani ha appreso che nel 2013 i tribunali egiziani hanno emesso almeno 109 condanne a morte, rispetto alle almeno 91 del 2012 e alle almeno 123 nel 2011. L’ultima esecuzione di cui Amnesty International e’ a conoscenza ha avuto luogo nell’ottobre 2011, quando un uomo e’ stato impiccato per l’uccisione di sei copti e di un poliziotto nel corso di una sparatoria avvenuta nel gennaio 2010. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                   
Roma, 24 marzo 2014 

Per interviste: 
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa 
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it 

La carovana dell'acqua in Palestina

Radio Popolare e Claudio Agostoni hanno condiviso un link.
In occasione della giornata mondiale dell'acqua oggi alle 11.30 ONDE ROAD ripropone il diario di viaggio della carovana dell'acqua in Palestina.
Per l'occasione era stato realizzato anche un video: fatelo girare.http://www.youtube.com/watch?v=44yPI_Xt8iM



EL "PLEBISITO" PAR L'INDIPENDENSA DEL VENETO XE' UN IMBROLIO

I "TERONI DE L'ALTA ITALIA" (vedi come tutto è relativo?!) I XE' PRONTI ALLA SECESIONE?
IL TITOLO E IL SOTTOTITOLO SONO MIEI (PAOLO)




È indicibile la pressoché totale ignoranza della rete da parte della stampa. In Italia il 40% delle persone non sa decifrare un libretto delle istruzioni, mentre il 50% delle persone non sa come agire di fronte ad una pagina internet, semplicemente perché non ne ha mai viste.

Date queste premesse, come faccia la stampa a passare bovinamente le notizie rifilate dagli organizzatori di quella pagliacciata chiamata referendum per l'indipendenza del Veneto, senza nemmeno farsi due domande, testimonia dell'incompetenza di chi deve informare i cittadini.

Facciamo una botta di conti:
In Veneto, compresi bambini in fasce, anziani ultracentenari, gondolieri, suore e governatori del Veneto, ci sono 4.910.000 abitanti. Il numero delle persone che hanno votato per il referendum in un sito che si chiama già come il risultato che gli organizzatori vorrebbero (plebiscito.eu) sarebbe di 2.360.000 persone, cioè un numero di molto superiore al 100% delle persone che usano internet!

Che a promuovere tale referendum online sia gente che lavora in campo informatico e produce software non ha per niente messo la pulce nell'orecchio a giornalisti che probabilmente di internet conoscono youporn e poco altro.

Il governatore Zaia è liberissimo di partecipare a un gioco online, perché di questo si tratta, ma sostenere che questa cosa che è una truffa comunicativa abbia un senso, non dà lustro al suo governatorato, anzi, gli fa fare una bella figura di merda.

Sostenere che questo è il segnale che le tasse sono alte, è un ben misero argomento. Non servono referendum per capire che nel nostro Paese la tassazione è a livello di Nothingam, e non sarà certo una delle regioni a più alto tasso di evasione fiscale ad avere le carte in regola per farsene portavoce. È poi ben strano pensare che in Regione ci siano circa due milioni di partite iva, con tutte queste aziende, i dipendenti e gli impiegati del terziario quanti sono? 20 milioni di persone?

In definitiva, forse molti veneti (due milioni per gli organizzatori, 150.000 per la questura) vorrebbero una nazione (governata da chi poi?) con una nuova burocrazia, zero materie prime, totalmente dipendente dalle importazioni e con una moneta debolissima, ma che questa boutade sia trasformata in un plebiscito è fesseria che coloro che si fanno chiamare giornalisti dovrebbero guardarsi dal sostenere senza fare un minimo di ricerca seria dei dati.

FIRMA IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

 L'Altra Europa con Tsipras

Cara/o,
abbiamo raccolto 43mila firme fino ad ora ma è ancora lunga la strada per le 150mila necessarie affinché la listaL'Altra Europa con Tsipras possa partecipare alle elezioni europee del 25 maggio. Per raggiungere questo obiettivo,abbiamo bisogno di te!
Nei prossimi giorni, quindi, ti chiediamo solo di:
  1. Porta almeno cinque persone a firmare con te: la firma non significa un impegno a votare la lista, ma un gesto in difesa della democrazia. Guarda il video di Nicola Piovani per la lista!
  2. #siamotuttivaldaostani. In Val D'Aosta dobbiamo raccogliere 3mila firme su un numero di votanti che è di 90mila: è un'impresa difficilissima e per realizzarla abbiamo bisogno anche del tuo sostegno!
  3. Diffondi le informazioni: illustra le schede bio di candidate e candidati della tua circoscrizione (clicca qui), ed entra in contatto con le tante persone che come te si stanno attivando per un’Altra Europa (clicca qui per trovare la/il tuo referente regionale/locale).
  4. Partecipa ai banchetti, oppure organizzane uno accordandoti con il tuo referente territoriale e utilizzando le informazioni contenute nel vademecum e i materiali.
  5. Fai una donazione: siamo una lista autonoma, indipendente, senza alcun finanziatore! la riuscita di questo progetto dipende anche dalla tua donazione.
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Grazie di tutto!

L'Altra Europa con Tsipras




Io, Paolo  penso di votare per:


  • Alfredo Somoza detto Somosa

    Nato in Argentina, è stato dirigente studentesco durante la resistenza alla dittatura militare tra il 1976 ed il 1981. Esule politico con Status di Rifugiato riconosciuto dall’ACNUR (ONU) in Italia dal 1982, è stato rappresentante della Lega per i Diritti dei Popoli presso il Working Group on Indigenous Affairs delle Nazioni Unite. E’ Presidente del CIETYD (Centro Internazionale di Studi sul turismo e la lotta alla povertà) e membro del Board di EARTH (European Association Responsible Tourism and Hospitality). E’ collaboratore-editorialista di Radio Popolare-Popolare Network e direttore della testata online “dialoghi.info”. Membro del Comitato tecnico scientifico di Terra Madre-Slow Food Lombardia, è inoltre presidente dell’ONG di cooperazione “ICEI” (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e docente della Winter School dell’ISPI. Ultimo dei suoi lavori come scrittore è “Oltre la Crisi: appunti sugli scenari globali futuri” pubblicato a Napoli nel 2013.

oppure per:
  • Dijana Pavlovic detta Diana

    Laureata all’Accademia di Belgrado, dal 1999 vive a Milano con il suo compagno e un figlio di 4 anni. Attrice di teatro, è stata interprete di fiction televisive e film. Prende consapevolezza della condizione dei rom e inizia l’impegno per il suo popolo come mediatrice culturale. Da questa esperienza prende vita la sua attività di militante per i diritti dei rom e delle minoranze - sul piano artistico, come protagonista e autrice di spettacoli sulla condizione zigana e, su quello politico, come fondatrice della Federazione Rom e Sinti insieme, che unisce diverse associazioni zigane. Interviene presso le istituzioni europee (OCSE, ERRC) che si occupano delle discriminazioni etniche, sociali e politiche. E’ fondatrice della Consulta Rom e Sinti di Milano.Candidata nella lista civica Uniti con Dario Fo nel 2006, poi nella lista Arcobaleno, rompe un tabù e diventa la prima candidata rom alle elezioni politiche in Italia. Nelle precedenti elezioni per il Parlamento europeo accetta la candidatura per la Federazione della Sinistra.nAttualmente lavora come Responsabile italiana per i programmi ROMED e ROMACT del Consiglio d’Europa e della Commissione europea.


Crisi economica e ascesa del razzismo: il caso della Francia

Crisi economica e ascesa del razzismo: il caso della Francia di Annamaria Rivera
In tutto il continente sempre più settori dell’opinione pubblica esprimono orientamenti poco tolleranti verso gli "altri", nonché partiti populisti e xenofobi che si alimentano delle campagne contro immigrati e zingari. Il caso della Francia attuale è esemplare.

LA TURCHIA OSCURA TWITTER...

COMUNICATO STAMPA                                                                                                 
CS037-2014 

TURCHIA: LA CHIUSURA PRE-ELETTORALE DI TWITTER UN ALTRO COLPO ALLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE ONLINE 

Amnesty International ha chiesto l’immediata revoca della decisione di bloccare Twitter, adottata poco prima della mezzanotte di giovedi’ 20 marzo, dopo che il primo ministro Erdo?an aveva annunciato, in un comizio elettorale, che lo avrebbe “spazzato via”. 

Il blocco e’ stato attuato dal dipartimento per le Telecomunicazioni su ordine dell’ufficio del Procuratore di Istanbul e di altre ordinanze giudiziarie. Nella decisione e’ stata citato il mancato adempimento di Twitter a ordinanze giudiziarie che disponevano la cancellazione di alcuni contenuti. 

“La decisione e’ un attacco senza precedenti alla liberta’ di Internet e alla liberta’ d’espressione in Turchia. Questa misura draconiana, adottata sulla base della restrittiva legge vigente in materia di Internet, mostra fino a che punto le autorita’ sono disposte ad arrivare per impedire le critiche al governo”- ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. 

Gli utenti dei social media turchi hanno condannato la decisione e, aggirando il blocco, hanno inviato oltre un milione di tweet di protesta. 

La decisione, un duro attacco al diritto dei cittadini turchi di condividere e ricevere informazioni, e’ stata presa a una settimana dalle elezioni locali. Twitter era stato recentemente utilizzato per condividere una serie di presunte conversazioni telefoniche intercettate, che davano credito alle voci sulla corruzione governativa e le interferenze del governo nell’economia e nell’informazione. 

Sono 10 milioni gli utenti di Twitter in Turchia. Il suo uso e’ aumentato rapidamente la scorsa estate durante le proteste di Gezi Park, quando e’ stato usato per condividere e ricevere informazioni non riportate dai principali mezzi d’informazione, strettamente legati alle autorita’. Il governo turco aveva attaccato i social media e i loro utenti e lo stesso primo ministro aveva definito Twitter “un flagello”, nell’ambito di una piu’ ampia strategia volta a ridurre al silenzio e a screditare coloro che avevano criticato la repressione delle proteste, compresi medici, avvocati e giornalisti. 

“I social media sono una spina nel fianco del governo. Non solo sono ben usati da chi lo critica ma gli stessi proprietari sembrano non risentire delle minacce e delle intimidazioni cui vanno incontro gli organi d’informazione nazionali” – ha commentato Gardner. 

“Le decisione di bloccare l’accesso a Twitter rappresenta un vergognoso segnale di come il governo turco intende usare la legge su Internet, di recente modifica, per controllare i contenuti online. Si tratta di un attacco alla liberta’ d’espressione sanzionato da un tribunale” – ha concluso Gardner. 

Ulteriori informazioni 

La censura su Internet e’ ampiamente diffusa in Turchia, soprattutto nei confronti di portali d’informazione filo-curdi e di chat room gay. Tra il 2007 e il 2010 e’ stato anche bloccato YouTube a causa di video accusati di offendere la memoria di Atatürk, il fondatore della Repubblica turca. Il sito di Google resta bloccato nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che questa decisione abbia violato il diritto alla liberta’ d’espressione. 

Nel febbraio 2014, il governo ha adottato una serie di emendamenti che hanno reso ancora piu’ restrittiva la legislazione su Internet, fino al punto di minacciare il diritto alla liberta’ d’espressione e alla riservatezza. Amnesty International continua a chiedere il ritiro degli emendamenti e l’adeguamento della legge agli standard internazionali sui diritti umani. 

Contenuti pubblicati sui social media, incluso Twitter, hanno dato vita a procedimenti giudiziari iniqui in violazione del diritto alla liberta’ d’espressione. A Smirne, 29 ragazzi sono sotto processo per “aver incoraggiato la popolazione a violare la legge”, a causa di tweet inviati durante le proteste di Gezi Park. Sempre a causa di contenuti diffusi via social media, sono sotto processo diversi membri di Taksim Solidariety, una rete di organizzazioni che ha avuto un ruolo determinante nel movimento di protesta del 2013. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                   
Roma, 21 marzo 2014 

Per interviste: 
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa 
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it 

IL COMUNE DI MONZA NEGA PATROCINIO AI MARO' ( E FA BENE!)

LA VICENDA DEI MARO' TOCCA PROFONDAMENTE "NUOVA BRIANZA" (CHE ALTROVE IN MODO UN PO' POLEMICO HO RIBATTEZZATO (FORZA)NUOVA BRIANZA.
IO CREDO INVECE CHE IL COMUNE FACCIA BENE.
PAOLO




Newsletter del 22 Marzo 2014 www.nuovabrianza.it

Monza nega il patrocinio a una conferenza sull'innocenza dei Marò.


Marò prigionieri in India, la verità. Ma non per il Comune di Monza, che si dissocia dall’iniziativaLeggi tutto l'articolo



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io mi fido maggiormente di questa versione 

Paolo



I due marò. Tutto quello che non vi hanno detto

di: Matteo Miavaldi
Il caso dei due marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, fatti rientrare in Italia e poi rispediti in India, si è trasformato nella peggiore debacle della diplomazia italiana. Le responsabilità politiche principali ricadono sulle spalle del titolare della politica estera, Giulio Terzi di Sant'Agata, non a caso poi dimessosi. Ma la vicenda si rivela torbida sin dagli inizi in una miscela di toni sensazionalistici contro l'India e "informazione tossica".
Matteo Miavaldi ricostruisce tutti i singoli passaggi di questa storia iniziata il 15 febbraio 2012 quando dalla Enrica Lexie, petroliera privata protetta dalla Marina militare italiana, partono i colpi che uccideranno Ajesh Binki (25 anni) e Valentine Jelastine (45), le vere vittime di questo affaire pasticciato. Da lì in poi, ci si imbatte in ricostruzioni inventate, notizie nascoste e non verificate, doppie versioni costruite dalla Farnesina e dalla stampa compiacente, un ruolo ambiguo della destra più estrema fino alla farsa politica, diplomatica e umana, dello scontro con il gigante indiano. Una vicenda che mette in mostra un'Italia debole e inetta dal punto di vista della politica internazionale ma che rivela anche il peso formidabile della campagna nazionalista promossa dalla destra e, soprattutto, il ruolo di un'informazione costruita su finzioni e quasi-verità. Un libro di denuncia, di informazione meticolosa e che si fa leggere fino alla fine come un giallo internazionale.
«I marò hanno ucciso due pescatori indiani, ormai più di un anno fa. Nel via vai dei titoli sui giornali, dei pezzi “acchiappaclic” on line, ormai la sorgente di tutto si è quasi persa. Come spesso accade in Italia il fatto in sé è diventato un’arena nella quale spendersi. Pro e contro.
Ma pro e contro cosa? Nei fatti che Miavaldi racconta nel libro c’è poco da essere di parte. Sono eventi che si sarebbero dovuti raccontare con dovizia di particolari, perché avvenuti in un paese che – piaccia o meno nelle redazioni italiane – costituisce uno dei nuovi motori dell’economia mondiale […].
E invece, fin da subito, la narrazione è diventata tossica, come hanno specifi cato i Wu Ming sul loro blogGiap».
Dalla Prefazione di Simone Pieranni
Autore
Matteo Miavaldi, giornalista, vive in Bengala ed è caporedattore per l’India per il giornale online China Files, specializzato in notizie dal continente asiatico.