MADE IN ETHIOPIA BY CHINA
Il documentario "Made in Ethiopia" (2024) esplora l'ambizione dell'Etiopia di trasformarsi nella "Cina d'Africa" attraverso lo sviluppo di grandi parchi industriali, principalmente finanziati da capitali cinesi
Il racconto si snoda attraverso le vite di tre donne che rappresentano diverse sfaccettature di questo processo:
L'industria tessile etiope, pur essendo diventata il secondo settore d'esportazione dopo il caffè, poggia su basi fragili. Il principale fattore d'attrazione per gli investitori è il costo del lavoro estremamente basso (40-50 dollari al mese), sensibilmente inferiore a quello di Cina e Vietnam. Tuttavia, eventi come la pandemia e la guerra del Tigray, insieme alla revoca delle agevolazioni tariffarie statunitensi (AGOA), hanno messo in crisi il settore, portando alla chiusura di fabbriche e alla fuga di investitori.
Se da un lato la fabbrica offre alle donne opportunità di emancipazione e un'alternativa all'arruolamento militare, dall'altro comporta sfruttamento, salari di sussistenza e lo sradicamento delle comunità rurali tradizionali. Il modello di sviluppo etiope rimane così sospeso tra il sogno di una modernità industriale e una realtà locale segnata da povertà e instabilità.
A PROPOSITO DI MYTHOS, AI CHE SOLLEVA MOLTE PREOCCUPAZIONI A LIVELLO PLANETARIO
Smantellato un sistema di spionaggio istituzionale
Il titolo sopra è mio. Paolo
Le fonti citate nell' articolo di Claudileia Lemes Dias descrivono lo smantellamento della Squadra Fiore, un'organizzazione criminale dedita allo spionaggio istituzionale e alla creazione di dossier illeciti a danno di figure politiche e imprenditoriali. Il gruppo operava attraverso accessi abusivi alle banche dati statali, avvalendosi di complici interni e sofisticati software spia di derivazione militare per intercettare comunicazioni private. Le indagini rivelano una fitta rete di contatti tra ex agenti dei servizi segreti, hacker e consulenti, i quali rivendevano informazioni riservate a prezzi elevatissimi per fini di ricatto o vantaggio competitivo. Questa struttura parallela, collegata a inchieste simili come Equalize e Paragon, sfruttava coperture istituzionali per drenare fondi pubblici e monitorare illegalmente giornalisti e attivisti. Il coordinamento tra le procure italiane mira a sradicare questo sistema di hacking governativo che ha compromesso la sicurezza nazionale per profitti privati. Il caso evidenzia una preoccupante vulnerabilità dei sistemi informatici del Viminale, infiltrati da virus Trojan installati direttamente sui server ministeriali.
ecco l'articolo:
Il Manifesto “Progressista” di Palantir: una pulsione alla morte dell’IA? | Steven Methven | Media Novarese
L'articolo esamina criticamente Palantir, azienda leader nell'intelligenza artificiale, analizzando la sua visione etica e il suo ruolo nei conflitti bellici moderni. Il testo denuncia come la società promuova una nuova forma di deterrenza militare basata sulla velocità e sull'automazione delle uccisioni tramite algoritmi. L'autore evidenzia il rischio di una visione del mondo in cui la potenza tecnologica giustifica ogni azione compresa la gestione efficiente dei bersagli umani sui campi di battaglia. In definitiva, la fonte mette in guardia contro una filosofia aziendale che antepone la supremazia tecnica ai valori morali del progresso civile.
Colonialismo digitale cartografico in Libano e Palestina – Middle East Monitor
I nomi dei trader che lucrano sulla guerra in Medio Oriente
UN PO' DI CHIAREZZA SUL PROCESSO AD ILARIA SALIS
I social sono pieni di offese volgari ad Ilaria Salis. Si possono non condividere le sue idee ma non si può stravolgere la verità.
Paolo
Riporto una sua precisazione che spiega meglio le cose.
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"Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo": l'attacco frontale di Trump a Meloni. L'Italia "straccia" il memorandum con Israele - Notizie.com
[Anbamed] Notizie quotidiane dal Sud Est del Mediterraneo (Farid Adli) 14 aprile 2026
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly;
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
LA "REMIGRAZIONE" E' UNA ASSURDITA' ANCHE PER L' ECONOMIA
HO CHIESTO UN PO' IL PARERE DELL' AI
Ecco la risposta (a mio avviso largamente prevedibile) :
Analisi della Remigrazione nel Contesto Imprenditoriale Italiano
L'idea di remigrazione, così come propagandata da figure come Roberto Vannacci o da frange dell'estrema destra, si scontra frontalmente con la realtà empirica del sistema produttivo italiano. Sebbene esistano imprenditori con inclinazioni politiche conservatrici, la logica del profitto e della sopravvivenza aziendale segue parametri razionali che rendono tale proposta non solo impraticabile, ma percepita come una minaccia esistenziale al PIL.
1. Il Fabbisogno di Manodopera e il Paradosso Demografico
L' Italia è in pieno inverno demografico. Con un tasso di natalità ai minimi storici e una popolazione che invecchia, il mercato del lavoro interno è in contrazione.
Settori ad alta intensità di lavoro: In settori come l'agricoltura, l'edilizia e la logistica, la forza lavoro straniera non è un'opzione, ma la colonna portante. Una politica di remigrazione comporterebbe la chiusura immediata di migliaia di aziende che non troverebbero sostituti autoctoni.
Il costo della sostituzione: Gli imprenditori sanno che formare un lavoratore ha un costo. L'espulsione di individui integrati nel tessuto produttivo significherebbe distruggere capitale umano già acquisito.
2. La Visione degli Imprenditori: Pragmatismo vs. Ideologia
Per un imprenditore, il lavoratore è un fattore di produzione. La proposta di Vannacci sposta il focus dall'efficienza contrattuale all'appartenenza etnica o culturale, un criterio che non genera dividendi.
Confindustria e le quote d'ingresso: Le principali associazioni datoriali (Confindustria, Confagricoltura) chiedono regolarmente un aumento dei flussi regolari, non una loro diminuzione o, peggio, un'inversione. La proposta della "remigrazione" è considerata dalla maggioranza degli industriali come una fantasia antieconomica e propagandistica.
L'ostilità al disordine: Gli imprenditori prediligono la stabilità. Processi di rimpatrio di massa genererebbero tensioni sociali, instabilità giuridica e incertezza sui contratti, elementi che mettono in fuga gli investimenti.
3. Valutazione Critica della Proposta
Dobbiamo essere onesti e brutali: l'idea che l'economia italiana possa prosperare rimuovendo una fetta significativa della sua forza lavoro e dei suoi consumatori è economicamente analfabeta.
Contrazione dei consumi: Gli immigrati e i loro discendenti non sono solo lavoratori, sono consumatori. La remigrazione ridurrebbe il mercato interno, colpendo la vendita al dettaglio e i servizi.
Sostenibilità del debito e delle pensioni: Il sistema previdenziale italiano (sistema a ripartizione) regge grazie al rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. Rimuovere lavoratori giovani e contribuenti netti accelererebbe il default dell'INPS.
4. Il "Bad Idea" Corner
L'idea di legare la permanenza sul territorio a criteri di "compatibilità culturale" arbitrari è una proposta vecchia, già vista in vari nazionalismi del XX secolo, e regolarmente fallita o fonte di disastri economici. Per un imprenditore italiano medio, che deve competere sui mercati globali, queste sono distrazioni che non risolvono i problemi reali:
Costo dell'energia.
Burocrazia soffocante.
Mancanza di competenze tecniche (mismatch tra domanda e offerta).
La remigrazione non affronta nessuno di questi punti; anzi, aggrava il terzo punto eliminando manovalanza disponibile.
Sintesi Tabellare dell'Impatto Teorico
| Area d'Impatto | Effetto della Remigrazione (Visione Imprenditoriale) | Giudizio di Razionalità |
| Costo del Lavoro | Aumento drastico dovuto alla scarsità di offerta. | Negativo |
| Continuità Produttiva | Rischio chiusura per settori come agricoltura e assistenza. | Critico |
| Pianificazione | Impossibile a causa dell'instabilità sociale e normativa. | Negativo |
| Consumi Interni | Crollo della domanda aggregata. | Negativo |
Nota: Mentre una piccola minoranza di micro-imprenditori marginalizzati potrebbe sostenere tali tesi per motivi puramente ideologici o risentimento sociale, il core business dell'Italia (PMI esportatrici e grandi gruppi) vede nella remigrazione un concetto non solo sgradevole, ma tecnicamente assurdo. È una proposta che non trova spazio nei bilanci, ma solo nei comizi.
In conclusione, la proposta di Vannacci è considerata dagli imprenditori come un rumore di fondo politico che ignora le leggi fondamentali della demografia e dell'economia di mercato. È una retorica che si scontra con la necessità quotidiana di trovare qualcuno che faccia funzionare i macchinari o raccolga i prodotti.